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Tango, Samba e Beat: pagine scelte

L’ULTIMA ESTATE DI BERLINO di Federico Buffa e Paolo Frusca

berlin

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Il libro è tratto da Le Olimpiadi del 1936, il lavoro che da gennaio 2015 continua ad essere rappresentato nei più importanti teatri nazionali (http://www.asolacalcio.it/volta-la-carta/497-festivaletteratura-2015-le-olimpiadi-del-1936.html) : a distanza di un anno da quando l’avevo visto in teatro, appena disponibile in libreria non ho esitato a comperarlo e la lettura non ha mancato di sorprendermi piacevolmente.

Mi sarei aspettato di leggere più o meno il testo del lavoro teatrale, anche in considerazione del fatto che Federico Buffa e Paolo Frusca sono autori di entrambe le opere, quella teatrale anche con il contributo di Jvan Sica e Emilio Russo, ma così non è stato: l’argomento, il tempo e i luoghi sono quelli ma, mentre sul palcoscenico le intonazioni, le pause e la mimica di Federico Buffa polarizzano l’attenzione dello spettatore, il lettore viene calato nell’atmosfera della Berlino anni ’30, la città che in Europa presentava ancora da qualche anno i più vivi fermenti culturali, a fatica progressivamente repressi dalla brutale dittatura già in atto; gli artisti, i politici, i militari, i berlinesi, il paesaggio urbano sono il tocco personale di Paolo Frusca, maestro nell’inquadrare un episodio, in questo caso le Olimpiadi del 1936, nel suo contesto storico e sociale, che è poi l’unica via per comprendere.

 

La narrazione con il tempo circolare dettato da Federico Buffa, la sua attenzione per i particolari, il suo scrivere forbito, ci fanno conoscere il mito Jesse Owens e la regista del regime Leni Riefenstahl, il puro gesto atletico e la professionalità dietro la cinepresa in un incontro tanto improbabile prima, quanto reale dopo: un prima e un dopo che dividono le olimpiadi moderne dei pionieri, quelle fino al 1932, da quelle tecnologiche e dell’immagine.

La drammaticità del romanzo impone di classificarlo nel genere Tango.

 

Federico Buffa: avvocato, milanese, giornalista sportivo e scrittore; i suoi libri vengono pubblicati con il contagocce, solo quattro dal 1999 al 2015, ma i suoi racconti di sport sono un fiume in piena. Per quanto se ne possa dire, è sempre poco per descriverlo. 

Colto, raffinato, espressivo, maniaco del particolare nei suoi quadri panoramici, scrive solo per testate di qualità, lo leggerete facilmente su Undici, l’unica rivista sportiva di qualità assoluta e lo vedrete centellinato su Sky TV; si avvale spesso della collaborazione di giovani eccellenze nazionali quali Roberto Pizzigoni, Paolo Frusca e Jvan Sica. 

Lo si può incontrare tanto negli appuntamenti di Festivaletteratura, quanto nelle aule universitarie: nessuno in Italia è mai stato come lui in grado di raccontare lo sport, spaziando indifferentemente su storia, politica, musica, letteratura, arte, economia.

 

Paolo Frusca: bresciano di nascita, viennese di adozione, la passione per la storia gli permette di rendere contemporaneo tutto ciò che descrive; sue l’ambientazione e le trovate future ipotetiche di una Storia mai accaduta, ma verosimile, in PhOxGen!, romanzo storico di fantascienza, la crema della fantascienza, pubblicato nella collana Urania.      

 

“Gonfi di pioggia, i salici di Elstal vaporano, scossi dal vento

La ghiaia nei vialetti del Villaggio Olimpico luccica sotto un cielo di ferro.

Sentore di fiori marci.

La primavera di Berlino”

 

”Se hai Owens non devi insegnargli niente, Owens te lo manda Dio. Tu devi solo stare attento a non rovinarlo.”

 

“Corre come se fosse inseguito da Belzebù.

Ai cinquanta metri è già in testa. Solo Metcalfe regge ancora per qualche metro, ma Jesse, semplicemente, non è battibile, succhia l’aria fuori dallo stadio.”

 

“Le prime frasi e le prime note che le sgorgano dalle labbra sono di una bellezza disarmante. Midnight with the Stars and You  ( https://youtu.be/30902FfYDyA ), mondo che mi resterà sempre precluso, ma stasera almeno sono qui.”

 

“…uno spettacolo sul Tempo e sulle sue bizzarrie: sembra scorrere e poi invece torna indietro e va avanti, sembra che emetta sentenze definitive e poi da qualche parte e in qualche modo ti fa incontrare i luoghi e le persone che non ci sono più; c’è il tempo dello sguardo e c’è il tempo dei nostri pensieri.”