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Volta la carta

I MIEI NUMERI UNO

Approfitto volentieri dello spazio che l’A.C. Asola mette a disposizione di tutti noi, corsisti e non, e di questo ringrazio la società.
In più di quindici anni ho avuto la fortuna di collaborare con più di una società e di conoscere bene parecchi tecnici e dirigenti.
Durante il periodo del mio incarico di Direttore della Redazione del Progetto Punti Brescia, più di qualcuno ripetutamente mi aveva chiesto di tracciare nella rubrica che curavo su “BSUPPORT”, il magazine del Brescia Calcio, un profilo dei corsisti del progetto, lavoro titanico per la moltitudine dei soggetti e difficile per i diversi livelli di conoscenza delle persone: non l’ho fatto per vari motivi, non ultimo il fatto che non  fosse il caso di fare promozione a qualcuno, trascurando magari qualcun altro o peggio, scrivendone delle banalità.
Se così ho scontentato tutti, significa che sono riuscito a rimanere coerente.
Con piacere attingo invece, tanto nel passato, quanto nel presente della mia attività nel calcio, per rendere un merito non commissionato ma spontaneo, a quelle persone che in particolare mi hanno insegnato molto e che ho visto eccellere nel panorama calcistico locale.
Le mie esperienze come dirigente, vivendo settimanalmente i campionati provinciali di Brescia, Cremona e Mantova e quello regionale della Lombardia, con fasce dai mini pulcini agli juniores e occasionali puntate con la prima squadra, mi hanno permesso di orientarmi in un variegato panorama di persone e realtà e di essere nella posizione privilegiata di poter fare dei confronti: mi piacerebbe assegnare dei personalissimi “Oscar”, che premiano a volte una lunga carriera, a volte un’annata.
Per il Miglior Tecnico: Giancarlo Iacovino, che ho seguito personalmente in panchina per qualche stagione e con il quale mantengo un bellissimo rapporto; nonostante in passato abbia avuto anche la responsabilità di prime squadre, per me è il tecnico ideale in un settore giovanile: sempre corretto con i giocatori, che sa motivare e dei quali scorge a prima vista pregi e difetti naturali, rispettoso verso colleghi, arbitri e dirigenti, non ricordo che abbia mai “perso per strada” un atleta, ma anzi, ne ha sempre attratti di nuovi, la sua coerenza e la sua competenza gli sono valse la posizione di chi può permettersi di esprimere in ogni occasione il proprio pensiero, meritando la considerazione di coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui.
A volte anche il miglior tecnico, da solo, non dà tutti i risultati sperati ed è per questo che diventa importante la complementarietà con un collaboratore; senza etichettare due persone come “allenatore” e “secondo”, quando l’abbinamento è azzeccato, il risultato è superiore alla somma dei valori dei due, quindi per la Migliore Coppia Tecnica: ancora Giancarlo Iacovino e Danilo Maisenti, tecnico giovane, ma con lunga militanza sulle panchine in categorie da esordienti a juniores e che può vantare una qualifica UEFA B, acquisita quando ancora non era così inflazionata; insieme da qualche anno, i due hanno sfornato squadre che hanno dato ottimi risultati in termini di affiatamento di gruppo, crescita di gioco e soddisfazioni per la società.
Nonostante il mio deciso interesse verso il calcio giovanile, non posso non fare una  digressione sulle prime squadre, e assegno senza ombra di dubbio il “titulo” di Miglior Tecnico: Mauro Franzini, non regge alcun paragone, un curriculum di giocatore e allenatore a prova di bomba, carattere focoso, ma riflessivo, mai contagiato da quella falsa modestia - tanto di moda, quanto detestabile - sempre attento ai particolari, unisce intelligenza tattica a psicologia; terminare un’esperienza sotto la sua guida può indurre in un giocatore qualcosa di simile ad una crisi di astinenza da stimoli, i giocatori scendono in campo per lui; capace di sfruttare risorse economiche limitate e nel contempo fare il salto di qualità nell’organizzazione dello staff, la vittoria di due campionati consecutivi, con una Coppa Lombardia in mezzo, sono solo gli ultimi dati che parlerebbero da sé. Un Mourinho mantovano.
La società ideale non è quella che ha un’organizzazione svizzera e i risultati più appariscenti, ma quella che riesce ad ottenere il miglior risultato possibile in rapporto alle proprie risorse umane ed economiche, alla sua dislocazione geografica, alle società vicine concorrenti, agli impianti disponibili e perciò ha ampie prospettive di crescita: è per questi motivi che do la palma della Miglior Società all’A.C. Ghedi, una società giovane, dove regnano trasparenza e dialogo, con un Presidente imprenditore, che dice di non intendersi di calcio e la gestisce con l’oculatezza riservata alla sua azienda, delegando a persone appassionate e competenti; per obiettivi primari si pone la crescita del settore giovanile, a cominciare dalle categorie dei più piccoli, e a scadenza medio-lunga una rosa di prima squadra interamente “fatta in casa”.
Non esiste una buona società senza un buon dirigente, che in questo caso giustifica il primato della società e quindi, Miglior Dirigente a Enzo Salvi: dirigente a 360°, competente, disponibile, aperto, che ha trovato un suo staff del tutto personale nella moglie e nei figli; se potessi rubare il patrimonio di una società, penso che mi caricherei sulle spalle l’intera famiglia Salvi, per poi riportarla al suo posto, perché mi sentirei troppo in colpa.
Due speciali premi alla carriera.
Uno all’A.C. Asola, con i mille difetti di una piccola società dilettantistica, ma con il suo gruppo storico di collaboratori e il grande pregio di essere un luogo dove chiunque ha sempre potuto esprimere le proprie opinioni, senza essere giudicato per questo.
L’altro a Massimo Tozzo, Presidente che mi ha sopportato per molti anni, con cui ho volentieri collaborato e con il quale ho spesso discusso da posizioni differenti, ma che non si è mai sottratto al confronto: non è da tutti e non a caso questa rubrica ha trovato i natali proprio ad Asola.
Potrei trascurare la classe arbitrale?
No davvero, farei torto a qualcuno: di arbitri bravi ce ne sono, quelli che conoscono il regolamento, quelli che “vedono tutto”, quelli che sono sempre nella posizione migliore, ma non è comune uno che sappia riunire tutte queste qualità e che in più abbia qual savoir faire che non si impara, ma fa parte della personalità, quell’approccio alle persone, siano tecnici o dirigenti, che fa sperare in una condotta impeccabile da parte della propria squadra e che fa anche accettare più facilmente una sconfitta, comunque nella certezza a fine partita di essere stati tutelati da ogni  irregolarità per 90’; il mio premio al Miglior Arbitro va al Signor Paolo Spitti… e come per lui, il Signore valeva per tutti!