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Volta la carta

ALLENATORI SOTTO LA LENTE

AIAC BS

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AIAC BRESCIA  -  Emeroteca - Sezione Dirigenti

PAOLO BALBI  Addetto Stampa A.C. Asola

 

ALLENATORI SOTTO LA LENTE

 

L’allenatore perfetto?

Rimanendo in zona, è quello proverbialmente scolpito nella pietra dagli storici scalpellini di Rezzato.Fa molto piacere che per il proprio Almanacco, l’Associazione Allenatori di Calcio di una sezione importante come quella di Brescia, abbia invitato l’A.C. Asola a dare un contributo tramite il suo addetto stampa; questo conferma il buon lavoro della società e la validità nel tempo delle sue scelte.

Per l’occasione, e per sincera cortesia nei confronti di chi mi ospita, scelgo di mettere sotto la lente proprio la figura dell’allenatore, come elemento di una società.

Naturalmente niente di tecnico, ci mancherebbe!

Solo qualche spunto di discussione – che è sempre utile – perché non vorrei proprio cadere nell’errore inverso del tecnico riciclato come dirigente e poi ancora, citando, noi ricordiamo sempre che “chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”.

Dirigenti e allenatori? Due universi paralleli: c’è naturalmente nel mezzo una zona di contatto, ma i salti da una categoria all’altra sono rappresentati dalle mosche bianche, quando va bene, e dalle pecore nere, il più delle volte; scusate la scelta dei colori, ma zanzare azzurre, oltre a non rendere l’idea, è troppo futurista, suona male!

Sono sempre fatti salvi i rapporti personali, che possono essere ottimali.

Un profano delle vicende di una società sportiva tende ad accomunare la presenza degli allenatori a quella dei dirigenti, non considerando che, mentre è facile che questi ultimi prestino la propria attività senza cambiare maglia per periodi lunghissimi, per una vita, i tecnici sono spesso condizionati da molti fattori, quali la potenzialità di una squadra o l’attrattiva di quelli che impropriamente chiamiamo rimborsi spese (leggi retribuzioni), che li fanno rimanere ai margini del dilettantismo.

Quale dirigente si aspetta un rimborso spese, scordando che la gratificazione del dilettante sta proprio nel dilettarsi dello svolgimento stesso di un’attività?

Fatte queste premesse, si può anche passare a qualche considerazione sulle qualità che noi cerchiamo in un allenatore.

Io sono da sempre un convinto sostenitore della formazione continua e sono certo dell’importanza di una laurea in Scienze Motorie o dell’opportunità dei vari “patentini” federali: certamente averli conseguiti certifica la frequenza ad un corso che qualcosa dovrebbe per forza aver trasmesso all’allievo, ma se non fosse per i regolamenti, potrebbero avere un peso molto relativo.

Questa mia affermazione offre il fianco a inutili rimostranze e quindi è bene fare un paio di precisazioni terra terra: l’allenatore Tizio è “bravo” e sarà migliore dopo aver frequentato un corso, mentre l’allenatore Caio, che non l’ha frequentato, potrebbe essere “più bravo” anche dell’allenatore Tizio patentato.

A favore dei titoli sta il fatto che indubbiamente possono aumentare la professionalità del tecnico, come del dirigente, senza mai scordare che professionalità è una caratteristica che si può trovare o meno nel dilettantismo, quanto nel professionismo, ma, come nella vita, così è nel calcio: non ci sono eccezioni e l’allenatore fondamentalmente non vale per gli attestati, ma per le proprie qualità personali.  

Conto parecchio sulla mia più che ventennale esperienza – e, perché no? anche sui corsi che ho frequentato e sulla formazione che ho avuto – e sul fatto di aver scelto di fare il dirigente, occupandomi negli anni di ogni categoria, dalla Scuola Calcio alla prima squadra, non considerando mai come una promozione il passaggio ad una fascia di età superiore, o una retrocessione il percorso inverso, e credo che il mio punto di vista, indubbiamente privilegiato per aver lavorato a stretto contatto con un centinaio abbondante di allenatori nelle più diverse circostanze, sia condiviso da non pochi addetti ai lavori.

Ad Asola reputiamo che i nostri allenatori abbiano fatto bene il proprio lavoro quando vediamo che un gruppo di Pulcini nel corso degli anni arriva a disputare almeno un buon campionato Allievi, con poche defezioni e qualche innesto.

E’ un gruppo che ha vinto dei campionati? Molto bene, li abbiamo festeggiati insieme.

Non ne ha vinti? Poco male, abbiamo donato a quei bambini/ragazzi la soddisfazione della continuità e per la loro permanenza ringraziamo famiglie e tecnici.

Ogni volta che verifichiamo il percorso formativo di un gruppo così, constatiamo che le qualità dei tecnici che hanno permesso tutto questo non sono rappresentate da “patentini”, né dalla loro abilità informatica, né dall’essersi votati ad uno qualsiasi dei tantissimi metodi che qualche loro ex collega mette sul mercato, ma sono le loro doti personali di trasparenza, facilità di comunicazione, etica, equilibrio, uniti naturalmente ad un bagaglio professionale sufficiente.

Da tutto questo discende che l’allenatore che ci piace è quello che ai bambini/ragazzi sembra – sottolineo “sembra” – un po’ maestro/professore e un po’ padre/nonno, che ai genitori dei bambini/ragazzi sembra – sottolineo sempre “sembra” – un po’ educatore e un po’ animatore e che a noi si mostri consapevole di avere la sua panchina per mettere in pratica al meglio le direttive della società, che gli ha dato una rosa di bambini/ragazzi solo in affido temporaneo, nei limiti che la società stessa pone.

Ci piacciono gli allenatori che sentono spirito di appartenenza e fanno proprie le esigenze della società, comprendendone i problemi, che collaborano senza entrare in competizione tra loro, senza invidie, e trovano soddisfazione nei successi dei colleghi: tutte cose che non si possono simulare, farlo sarebbero fin troppo evidente agli occhi di chi ha alle spalle molti anni di situazioni e persone.

A tale proposito qualche consiglio: quando vi presentate ad un colloquio preliminare con un dirigente per farvi conoscere, non cercate di dimostrarvi diversi da come siete, sprechereste tempo ed energie, e tenete sempre presente che un discorso lineare in buon italiano può sempre più di schemi, metodi, effetti speciali e luccicanti presentazioni con il PC, infarciti di parole straniere, che tanto piacciono ad alcuni e tanto annoiano noi.

 

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