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Volta la carta

Il pubblico, calcistico, i tifosi, ultrà (il cosiddetto “tifo organizzato”) o non, e le differenze più importanti con altri sport di squadra: pallacanestro in particolare, ma anche pallavolo e altri.

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Un doppio gioco di parole per firmare questo intervento: Petronio.
- Petronio come lo scrittore latino, noto con l'appellativo di  "Arbiter elegantiae" per i gusti raffinati  
- Petronio come uno dei Santi protettori di Bologna
Si tratta di un arbitro bolognese: Piero Piani, già Presidente della sezione AIA di Bologna, che ha scoperto e formato Pierluigi Collina e che adesso, lasciato il fischietto, è titolare della più bella libreria che io abbia mai visto: sui Colli Bolognesi, in un'ex abbazia benedettina, in mezzo al verde, con tanto di parco naturale intorno e centomila volumi pregiati a disposizione dei lettori e collezionisti più esigenti.
Potete vederlo sul recente servizio di Lorenzo Fontani per Sky, in occasione dei 60 anni di Collina.

Il nostro nuovo pregiato collaboratore si presenta con questo articolo, prima parte di un'analisi attenta e competente sul pubblico degli sport di squadra, che è un'esclusiva di www.asolacalcio.it

 Paolo Balbi


Per fare un ragionamento il più possibile obiettivo, ma che sia significativo, su questo aspetto degli sport di squadra, è assolutamente necessario contestualizzarlo. Cioè esaminarlo per periodi storici ben definiti, localizzandolo poi geograficamente.

Evitiamo pure, anche per orgoglio personale e “carità di patria”, di paragonarci ad altre nazioni, sia di cultura latina che anglosassone o slava. Dimentichiamo anche gli altri continenti, perché se pur le regole sono più o meno le stesse da sempre, da tutti accettate e modificate assai di rado un tempo, un po’ troppo a mio parere qui da ultimo, non è davvero il caso di paragonare un pubblico del Regno Unito a quello di altre zone del mondo.

Le regole con le quali si gioca a calcio nel settore giovanile o nel Campionato del Mondo sono le stesse a tutte le latitudini del globo. Sono quelle che il londinese “International Board” emanò nel 1886 e tuttora, trasferitosi in Svizzera (per stare, forse, vicino a FIFA e UEFA che in quel paese hanno sede) col nome di IFAB (International Football Association Board) emette da Zurigo.

Otto sono i membri di questo fondamentale organismo che detta le regole ai miliardi di essere umani interessati al gioco del calcio. Ogni decisione deve essere approvata, per essere valida operativamente, dai tre quarti dei componenti: sei su otto quindi.

I membri sono designati nel seguente modo: quattro lo sono dalla FIFA (in rappresentanza delle Federazioni di tutto il mondo e tra queste scelte con criteri geopolitici) e quattro - a questo punto vi chiedo cortesemente di non ridere o meravigliarvi - gli altri quattro, che hanno quindi l’assoluto potere di decidere (due di loro sono indispensabili per fare la maggioranza, posto che i quattro della FIFA si siano accordati), sono i quattro membri che rappresentano le antiche quattro Federazioni britanniche: Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda.

Nel 2020 è ancora così e nessuno pare finora abbia nemmeno osato sollevare il problema, se tale fosse. Evidentemente la stabilità del sistema calcio è stata considerata, tutto sommato, un valore da difendere.

Accertato che le regole del gioco sono uguali ovunque e, di conseguenza, gli arbitri ben istruiti su quelle, le applicano in ugual modo in ogni gara ufficiale dell’intero pianeta, parrebbe che i giocatori non sempre lo siano ma debbano rispettarle o subirne le conseguenze, tecniche o disciplinari che siano. Anche se pare incredibile, e sembra che ciò derivi dall’essere il calcio un gioco davvero di massa, conosciuto o praticato da milioni di esseri umani, molti addetti (giornalisti in primis) affermano che gran parte dei praticanti ignorano gran parte delle regole di gioco. Al contrario di quanto avviene in altri, meno diffusi mondialmente, giochi di squadra.

Tutti coloro che seguono la pallacanestro o la pallavolo, il rugby ancor più, conoscono bene o a sufficienza le regole tutte dei “loro” sport. Nel calcio, persino tra i giornalisti professionisti e specializzati si possono trovare alcuni, pochi peraltro, che s’intendono di moduli tecnici, di tattiche sia d’attacco che di difesa, Ma sulle regole del gioco è sempre necessario far intervenire un ex arbitro come esperto sull’argomento cosa quasi inesistente in tutti gli altri sport.

I programmi televisivi poi davvero clamorosamente certificanti il niente, il nulla. E ancor oggi non solamente la carta stampata ma anche trasmissioni “di approfondimento e/o dibattito” sul calcio non trovano epigoni in giro: Europa o America che sia.

Che poi oggi il gran capo degli arbitri FIFA sia italiano, che due delle ultime tre finalissime dei Campionati del mondo e altre due recenti finali di Coppa dei Campioni siano state (magistralmente) dirette da italiani è altra cosa che si può anche ritenere casuale, ma per pensarlo bisogna davvero essere poco informati!

Piccolo, si fa per dire, orgoglio personale: tutti e due italiani dicevo, bolognesi, entrambi.


(parte prima)

Petronio

 


 

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