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Volta la carta

IL CALCIO E’ DEGLI IGNORANTI: scrittori, pittori, attori ma… IL CALCIO E’ DISPREZZATO.

miro 82

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Lo sport nazionale per eccellenza è, ormai, sulla bocca di molti, un latrocinio, una latrina, un sport non nobile, coatto per eccellenza, dove undici giocatori corrono dietro a un palla.

Quante volte chi segue il Pallone si è sentito un gradino sotto a chi segue il cinema, per esempio, o il teatro, la letteratura, i fumetti, la musica, qualsivoglia altro svago o passione.

Oggi la mia storia di Calcio è il racconto di questo sentimento popolare fatto da persone più illustri di me. Letterati, pittori, musicisti, attori, filosofi.

Oggi è il mio j’accuse.

IL CALCIO E LA LETTERATURA

Ce lo vedreste Gabriel Garcia Marquez in mezzo alla curva colombiana, una delle più temibili al mondo, tifare la sua Colombia per supportarla nell’ultima partita di qualificazione prima del Mondiale di U.S.A. ’94?

Bene. Quasi cent’anni di solitudine e il premio nobel si è lasciato più volte coinvolgere dalla torcida della sua Colombia. In quel giorno del 1993, nelle qualificazioni del gruppone sudamericano, contro l’Argentina serviva un miracolo alla Colombia di Maturana  per poter accedere al mondiale americano. In curva, luogo temibile in certi anfratti del mondo, siede Gabriel Garcia Marquez. La Colombia batte inspiegabilmente l’Argentina per 5-0 e un paese intero è in festa. Gabo vedendo la gioia negli occhi dei suoi sempre afflitti compaesani dirà: “I 90 minuti più belli della mia vita“.

Per qualcuno il calcio è omerico. Ha sostituito l’epica. Ecco così i grandi cronisti sudamericani che di molte partite ne hanno fatto un racconto pari all’Eneide. Uno su tutti il buon Victor Hugo Morales sul gol di Maradona contro l’Inghilterra in slalom. Esclamò “Aquilone cosmico, da che pianeta sei venuto per mettere a terra così tanti inglesi“. Pura letteratura in presa diretta.

Su epica e calcio, doveva di certo pensarla così anche Umberto Saba che nella sua raccolta più sperimentale, Parole, inserì Cinque poesie dedicate al gioco del calcio. Considerando che siamo nel 1933, la scelta dell’argomento è davvero rivoluzionaria, soprattutto per un poeta spesso snobbato dagli studiosi del tempo, saccenti, che lo criticarono di far poesia semplice.

Saba non era affatto un cultore del calcio, andò una volta a vedere la Triestina perché ricevette in regalo il biglietto. Eppure quell’unica volta fu fondamentale per la stesura delle cinque poesie sul calcio.

Trepido seguo il vostro gioco. 

Ignari esprimete con quello antiche cose meravigliose.

IL CALCIO IN MUSICA

La schiera dei cantautori, dei cantanti e dei musicisti appassionati di calcio è lunghissima. Dai più impegnati agli interpreti. Dal Venditti giallorosso al Ligabue interista, dagli Oasis Citizens a Nek che ha composto l’inno del Sassuolo.

Il cantautore più impegnato di tutti era malato di calcio. Al secolo il signor Fabrizio De André. Nella gradinata del Genoa campeggia la bandiera più bella, con il suo volto in stencil. C’è chi dice che si sentiva male per il grifone, quando poteva andava a vederlo allo stadio, o era con la radiolina prima dei concerti o delle prove.

Gli chiesero il perchè non avesse composto una canzone per il Genoa. Rispose che non lo avrebbe mai potuto fare, troppo coinvolgimento e poco distacco per raccontare un amore così grande.

IL CALCIO E LA PITTURA

I pittori si sono sbizzarriti nel figurare il calcio. Soprattutto gli atleti. I calciatori fungevano da esercizio di stile per un corpo in movimento o semplicemente da puro piacere di una figura che realizza un gesto atletico strabiliante.

Tumultuoso, analizzato e riprodotto nelle sue seducenti sfaccettature dai futuristi: Roberto Baldessarri, Gerardo Dottori, Giulio D’Anna (uno dei rari seguaci di Marinetti proveniente dalla Sicilia) e poi Emilio Notte che, attraverso un abile gioco di colori con cui riempie i vuoti e i pieni della tela, fa somigliare i calciatori alle bagnanti di Cézanne.

Durante i caldi anni Sessanta, rapiti e scatenati su ben altri raduni di massa, a tener alto il vessillo calcistico è Dino Boschi, un po’ onirico e un po’ misterioso, mentre spiccano i virtuosismi muscolari dei calciatori di Renato Guttuso.

IL CALCIO SECONDO PASOLINI

“Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare? 

«Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri»”.

Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini

La Stampa, 4 gennaio 1973

“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».

Guido Gerosa intervista Pier Paolo Pasolini

Europeo, 31 dicembre 1973

Per Pier Paolo Pasolini, straordinaria ala destra, il calcio assurge a un compito linguistico. Il calcio è linguaggio per lui. Come le parole. Data un’unità minima di fonemi, sono tante le combinazioni. Il calciatore con la palla al piede, allora, è un “podema” con infinite combinazioni.

Tra i pensatori più grandi del Novecento, Pasolini si divertiva a giocare appena aveva un minuto libero. Era ala destra. Ruolo da lui preferito per la visione dell’ala che sulla fascia avrebbe campo e libertà per spiccare il volo.

Le infinite partite con gli attori di sempre, con gli amici, poi il suo Bologna, sempre seguito, motivo di amore e di dolore. Lo stadio la Domenica era ritualità.

CARMELO BENE, IL CALCIO E IL MILAN DI SACCHI

Udite! Udite! Anche l’anti-conformista per eccellenza. Il maestro Carmelo Bene, designato da molti il più grande teatrante del secolo decimo-nono, era appassionato di calcio.

“Io non ragiono con l’ottica del tifoso. Il tifoso è chi conta i punti. Io mi emoziono. Io cerco l’Emozione nell’Atto, metta le maiuscole per favore. Che è il contrario dell’Azione. L’Atto è Joyce, è Weah, è un servizio di Edberg. Constato anche che, nel secolo, mai c’è stata una équipe come il Milan di Sacchi. Mai un momento di espressività più felice. Di quel livello, Rossini forse, in passato…“.

Intervista al Giorno nel 1996

Sublima il mito del Milan di Sacchi, si cruccia del ritiro prematuro del suo cigno e attore Van Basten, apostrofa Weah come shakespeariano nel suo atto puro e immediato.

Soprattutto suggella il calcio come la musica. Inspiegabile con le parole. Puro godere e sentimento.

…ED ALTRI

Il calcio è una metafora della vita, sentenzia Jean-Paul Sartre. La vita è una metafora del calcio, corregge il filosofo Sergio Givone. Leopardi si estasia con una poesia che vede un gioco della palla, prodromo del calcio. Ma basta leggere anche il grande scrittore uruguayano Eduardo Galeano, autore di Splendori e miserie del gioco del calcio. Per Manuel Vázquez Montalbán è una forma d’arte popolare. Mentre Mirò dedica quadri al suo Barcelona, Dario Fo celebra la sua Beneamata Inter. Anche Mario Soldati la sua Juventus.

Il mio era un j’accuse e rimarrà tale. Con questa missiva sferzante non elevo il giuoco del pallone al di sopra di altri sport o passioni. Il vero fastidio è la frivolezza con cui si scagliano le pietre. La moda è frivola, il calcio è stupido, qualcos’altro sarà banale.

 

Eppure anche in queste passioni c’è un microcosmo fatto di grandi gesti, di invenzioni, di sorprese, di gioie e di duro lavoro. E come tutte le realtà offre tanto di questo e soffre le eccedenze, il marciume. Probabilmente né più e né meno a ogni sentimento popolare  che nasce da meccaniche divine.