EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Tango, Samba e Beat: pagine scelte

LETTERA A UN GIOVANE CALCIATORE di Darwin Pastorin

Lettera a un giovane calciatoreDa qualche mese ce l’abbiamo, è un libro che ci mancava proprio, scritto da più autori qualificati; dal giornalista, all’ex calciatore e dal tifoso al genitore, tutti questi nell’unica elegante penna di Darwin Pastorin, che li rappresenta a pieno titolo.

A volte le lettere sono più importanti per chi le scrive che per chi le riceve e questa potrebbe essere virtualmente la lettera di noi genitori, noi istruttori o di noi dirigenti sportivi, indirizzata a ciascuno dei nostri bambini/ragazzi giocatori/calciatori, nella quale raccontiamo con il cuore in mano le cose alle quali vorremmo sempre credere.

Caso vuole che sotto il vetro che ricopre il tavolino sul quale sto scrivendo, ci sia un calendario di parecchi anni fa, uno di quei calendari con le fotografie dei giocatori di una squadra o di tutte le squadre che le società attente non mancano di preparare nel periodo natalizio, per offrire la possibilità alle famiglie di avere un simpatico ricordo di un periodo, che nel corso degli anni diverrà un oggetto affettivamente prezioso e che continuerà a rubare i sorrisi di chi lo guarderà.

Sono fotografie dei giocatori di una squadra di giovanissimi, non era la mia società, ma per una stagione aveva giocato lì mio figlio: 20 ragazzi, 7 nazionalità diverse, 13 e 14 anni, sereni, con gli occhi che traboccano felicità; li ricordo tutti uno ad uno, adesso soltanto in tre giocano ancora a calcio.

Era un bel gruppo, nato senza alcuna selezione, ma unicamente con lo spirito dell’accoglienza, e per la cronaca a fine campionato quei ragazzi furono eliminati solo in una rocambolesca e sfortunata semifinale: quella società, quell’istruttore e quel gruppo avevano raggiunto comunque il risultato più importante.     

Esistono momenti – il nostro tempo – e luoghi – le nostre famiglie e le nostre società – nei quali a volte si perdono di vista gli scopi della pratica di un’attività sportiva e di un gioco di squadra, ci si dimentica che la realizzazione di un giovane si deve sviluppare nello studio, nel lavoro e nei rapporti sociali e si scaricano sui bambini pesanti aspettative, secondo le quali i nostri piccoli giocatori – nel senso più stretto del termine – dovrebbero aspirare a diventare dei campioni, o quanto meno a vivere di calcio.

Nessuna aspettativa potrebbe essere più cieca di questa: al giorno d’oggi, nel nostro territorio, un bambino su 20.000 di quelli che iniziano a giocare a calcio diventerà un professionista; non dico Pallone d’Oro, dico uno che solo per qualche anno potrà mantenere se stesso e una piccola famiglia tirando dei calci, niente più di questo: uno che quando smetterà, comincerà a chiedersi cosa farà da grande.

La qualità dello scrittore Darwin Pastorin non sarà una sorpresa per chi conosce questa rubrica e la lettura della Lettera a un Giovane Calciatore troverà un supplemento di premio nelle “Liste (sentimentali) per amanti del calcio” di fine testo: quasi un’appendice di definizioni più lapidarie di una sentenza, ma più descrittive di un ritratto.

 

“Era da tempo, ma non sapevo da che parte cominciare.

Volevo scriverti una lunga lettera, proprio come si faceva una volta, ai tempi miei.”

 

“Nella sua democrazia, il pallone si esibisce in stadi faraonici o in campetti periferici di pietre e polvere. Si gioca ovunque, anche nei corridoi di casa. O per strada, come facevo io da bambino in Brasile.”

 

“E’ un attimo. Quel pallone insidioso, L’attaccante avversario, alle tue spalle, come un avvoltoio, pronto a colpire. Vuoi anticiparlo, l’avvoltoio: distanziarlo dalla preda. Ma quel gesto compiuto mille altre volte non ti riesce.”

 

“E dimmi ancora, Giovane Calciatore, cosa provi quando l’allenatore ti dice: oggi non giochi, oggi stai in panchina?”

“Hai un gesto di stizza, pensi: questo non capisce niente, oppure ammetti che la decisione ci può stare, soprattutto che tocca a una persona, in questo caso il tecnico, scegliere i titolari e, di conseguenza, è giusto riconoscergli quell’autorità senza tante storie?”

 

“La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare.”

 

“Ci sono, Giovane Calciatore, momenti speciali come lampi nella memoria. Episodi che, improvvisamente, ritornano. E, a cena con gli amici, passeggiando con tuo figlio, durante una conferenza, dici: quando… 

E comincia un’altra storia.”