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Tango, Samba e Beat: pagine scelte

JOHAN CRUYFF – LA MIA RIVOLUZIONE, L'AUTOBIOGRAFIA di Johan Cruyff

JOHAN CRUYFFLe eccezioni non devono mancare nelle nostre regole: rappresentano un motivo che le conferma, non le indebolisce.

In questa rubrica, niente biografie o autobiografie. 

Ma questa l’ha scritta Johan Cruyff e per la prefazione si sono scomodati niente meno che Federico Buffa e Carlo Pizzigoni. Ben venga l’eccezione.

Dalla lettura emerge una personalità di prima grandezza, che certamente gli avrebbe consentito di raggiungere il successo in ogni ambiente e che, unita alla capacità di analizzare l’ambiente, sentire delle esigenze e trasformarle in progetti, ha reso l’autore disposto a mettersi in gioco in maniera costante.

Pochi sarebbero stati pronti a interrompere l’attività diretta nel calcio, dopo aver vinto da giocatore o allenatore ben 14 scudetti, 18 tra coppe internazionali e nazionali e 3 palloni d’oro; Cruyff l’ha fatto e ha considerato la Cruyff Foundation la sua opera più importante, proprio quella per la quale è meno conosciuto: per sapere di cosa si tratta, possiamo verificare in www.johancruyff.com.    

La cosa più facile, quando ci si trova a recensire Johan Cruyff che scrive di Johan Cruyff è cadere nella banalità; si possono almeno evitare le trappole più scontate, evitando di soffermarsi sulla sua carriera di giocatore e allenatore.

Solo due cose vanno però citate: senza di lui non ci sarebbero state l’Ajax e l’Olanda dei nostri sogni e non ci sarebbe il Barcellona della nostra realtà.

Appassionato nei suoi progetti e contemporaneamente algido nella sua immagine, è stato molto amato e molto detestato: per chi ha avuto la fortuna e il merito di aver collaborato con lui nelle più diverse fasi della sua vita, è stato naturale amarlo e stimarlo, viceversa, chi gli si è messo di traverso e ha provato a competere con lui, indifferentemente se vincendo o perdendo, ha comunque sviluppato un grande senso di inferiorità.

Cruyff rappresenta uno di quei rari casi di uomo di successo in ogni direzione, che tuttavia non ha ricevuto un’adeguata istruzione nel senso comune del termine: intelligenza, apertura, determinazione e logica ne hanno fatto un vincente come atleta, tecnico e dirigente, ne hanno fatto un vincente nei rapporti privati e nella sua importante attività nel sociale. Nella vita!

Il ritmo ovviamente è Beat, quello del suo calcio degli anni ’70.

“Tutto ciò che so, l’ho appreso dall’esperienza. Tutto ciò che ho fatto, l’ho affrontato con uno sguardo rivolto al futuro, con un’attenzione al progresso. Al passato non penso troppo; è il mio modo naturale di essere.”

“Oggi è forse difficile immaginare come a quei tempi, per quanto fossi una stella della squadra, dovessi comunque portare a casa la roba sporca dopo un allenamento nel fango. Ma è un’esperienza formativa. Ti insegna a trattare bene la tua divisa, a tenere pulite le scarpe. Ti forma come persona.”

“Che tu sia l’allenatore o il custode, il direttore o l’addetto ai campi, un sindaco o l’addetta al lavaggio delle divise, tu sei l’Ajax. Ognuno nel proprio ruolo  è utile e insostituibile e contribuisce a formare un solo club, un solo Ajax. Chi non prova questa sensazione, deve farsi da parte.”

“E poi oggi sembra che ci sia bisogno di trovare una soluzione a tutto sulla base di video, analisi e quant’altro.  Tutti sanno spiegare tutto. Ma lasciate spazio al talento individuale!”

“L’ennesima dimostrazione che riflettendo in maniera logica si arriva sempre a soluzioni semplici; proprio come nello sport, giocare un calcio semplice è la cosa più difficile del mondo.”