EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Tango, Samba e Beat: pagine scelte

IL MINUTO DI SILENZIO di Gigi Garanzini

Un giornalista televisivo di grande qualità che si cimenta nella scrittura non è una certezza, ma Gigi Garanzini è alla sua quinta pubblicazione e non fallisce un colpo: forse è un peccato che la televisione ci abbia a lungo privato di uno scrittore di sport come ce ne sono pochi.

Il minuto di Silenzio nasce dall’idea e dalla premurosa attenzione di un amico dell’autore, Nicola Filippone, una sera d’estate di pregiati vini e di chiacchiere protratte fino all’alba con un’ispirazione che guarda Edgar Lee Masters e fa l’occhiolino a Fabrizio De André: è un’Antologia di Spoon River con una collina sulla quale dormono i grandi del calcio, quelli scelti a giudizio insindacabile dell’autore: 134 nomi di personaggi che non sono più tra noi.

Alcuni possono suonare come miti, altri come illustri sconosciuti.

Nelle pagine non incontreremo solo giocatori: ci sono anche arbitri, allenatori, giornalisti, dirigenti e scrittori; il lettore ha a disposizione un iniziale indice dei personaggi per ordine di pagina e addirittura uno in quarta di copertina, in ordine alfabetico, ma consiglio di resistere alla tentazione e ignorarli entrambi, per godere della sorpresa che il libro ci regala pagina dopo pagina.
La musica è l'adagio del Concerto n. 1 in D minore di George Telemann (per la vostra curiosità https://youtu.be/PQVun_uc4AA )
La dedica è a Leo Messi.

Il minuto di silenzio

Il minuto di silenzio

Bello il titolo, che ci accompagna nell’atmosfera dei ritratti, nella quale inoltrarci in punta di piedi, per viverla ora con curiosità, ora con nostalgia, ma sempre con assoluto rispetto.

Bella anche la copertina: due garofani rossi su uno sfondo verde che abbracciano una vecchia scarpa da calcio, di morbido cuoio marrone, a sei tacchetti: una Glory Days.

 

“Un fiore e un minuto di silenzio per ciascuno, chiedendo scusa a tutti quelli cui ho dovuto rinunciare perché un libro non diventasse un’enciclopedia. Ma silenzio-silenzio, senza che a funestarlo arrivi il bell’applauso di cui la società dello spettacolo non sa più fare a meno.”

 

“Valli a capire i giornali. Il 13 luglio 1930, nella partita inaugurale del Mondiale in Uruguay, la Francia batte 4-1 il Messico e Lucien Laurent al minuto 19 segna il primo storico gol della Coppa del Mondo. L’indomani su L’auto, con l’accento sulla o, l’antenato dell’Equipe, il titolo di copertina è: Alfredo Binda abandonne le Tour de France.”

 

“Alla fine, su quel prato da day-after dove tutti vagavano come automi e la premiazione dei vincitori era l’ultimo dei pensieri, incocciò nel presidente Rimet con la sua brava coppa tra le mani. Lo toccò sulla spalla, gli mostrò la fascia di capitano e indicando il trofeo gli disse una cosa tipo: credo che quella sia per noi.”  

 

“ D’altra parte l’unica volta che davanti al neonato tribunale della moviola si presentò, Domenica Sportiva del 20 febbraio ’72, dovette riconoscere che sì, quell’entrata di Morini su Bigon era rigore e male aveva fatto, poche ore prima al Comunale torinese, a non concederlo. Trattandosi di partita-scudetto l’errore non era poi così da poco. Ma la pubblica ammissione di colpa anziché indebolirne l’immagine la rafforzò. Per non dire che la santificò.”

 

“Ameri era Bartali, Ciotti era Coppi. Più affascinante, più seducente, baciato dal dono della classe per proprietà di linguaggio, competenza e ironia: attinta a piene mani da un padrino di battesimo che di nome faceva Trilussa.”

 

“Scrisse che il calcio è l’unica religione senza atei. Scrisse anche che se la natura fosse una banca l’avrebbero già salvata, e chissà cos’avrebbe scritto di un’America che si consegna a Trump, perché pur non amandola così in basso non se la sarebbe potuta immaginare.”