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Tango, Samba e Beat: pagine scelte

LA VITA E’ UN PALLONE ROTONDO di Vladimir Dimitrijević

LA VITA E UN PALLONE ROTONDO

LA VITA E UN PALLONE ROTONDO

La caratteristica del titolo bifronte di questo libro (varrebbe anche “Un pallone rotondo è la vita”)  si gusta al termine della lettura, dopo aver cercato invano o temuto di trovare passi da messale di “coni e cinesini” o schemi dalle coreografie lisergiche: La vita è un pallone rotondo è solo cultura sportiva, chi è intollerante a questo alimento, non lo legga.

Assolutamente sconosciuto in Italia, ex promettente centrocampista nella Jugoslavia che era ancora fucina di giocatori di classe della scuola danubiana, a metà degli anni ’50 transfuga in Svizzera, dove ottiene un permesso di lavoro, è il fondatore della casa editrice L’Age d’Homme.

All’editore Vladimir Dimitrijević  si devono tante pubblicazioni di autori della letteratura slava moderna, ma a lui come scrittore dobbiamo questo prezioso cammeo, uno spaccato della società jugoslava a cavallo del secondo conflitto mondiale, raccontato per il tramite della passione per il pallone.

Tifare per la nazionale o per la propria squadra di club era all’epoca nella Jugoslavia, a seconda dei momenti, un modo di testimoniare il proprio orgoglio nazionale ed etnico o di celebrare gli eroi della resistenza che avevano contribuito in modo determinante alla nascita del nuovo stato, uscito da una sanguinosa guerra fratricida e ormai liberato dal giogo di un occupatore feroce.

I brevi racconti di vita vissuta si integrano con considerazioni sul calcio moderno, ampiamente condivisibili dai più, che spaziano dalle figure dei campioni filtrate dagli occhi dei bambini, ai comportamenti antisportivi in campo e i loro effetti sul pubblico, ai condizionamenti della politica sul gioco, alle leggi del mercato che invece condizionano l’una e l’altro.

 

Questioni come quella di sapere se Milos Crnjanski abbia passato bene la palla a Gunnar Nordahl nel corso delle Olimpiadi di Londra del 1948 mi lasciano perplesso per ore intere.
Questo è, senza alcun dubbio, il mio breviario di uomo e di editore.”

 

“…lo scacco matto, nel calcio, si chiama gol. Tutto il resto è ostentazione, esuberanza, spettacolo, come nel mondo animale. Proprio come i balletti, a piume rigonfie, degli uccelli, le sfumature di colore dei pesci esotici o le movenze sapientemente sinuose dei rettili.”

 

“Il calciatore vero si riconosce immediatamente, non lo si può inventare né simulare; il suo è qualcosa di innato, un dono, un tocco inimitabile, l’arte di stoppare la palla; una cosa che non si impara. E’ esattamente come chi possiede uno stile letterario, perché a mio avviso c’è correlazione tra questo sport e la letteratura.”

 

“I bambini sono alquanto distratti, e durante un match preferiscono stare a guardare una formica per terra oppure giocherellare con dei pezzi di legno o con dei fiammiferi, anziché osservare della gente che corre.”

 

“Tanto per far capire il senso dell’umorismo di questo pubblico; capita spesso che esso si prenda in giro da sé. Alla domanda: Che cos’è il calcio?, i belgradesi rispondono: E’ un gioco che si gioca con due squadre di undici giocatori, un pallone e un arbitro, in cui, alla fine, vince la Germania!”