EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Tango, Samba e Beat: pagine scelte

CAMPO PER DESTINAZIONE di Carlo Martinelli

Campo per destinazioneCampo per destinazione; la definizione della federazione è precisa: “tra le linee perimetrali del terreno di giuoco ed il pubblico od un ostacolo qualunque (muro, rete, fossato, alberi od altro) vi deve essere una striscia di terreno piana e al medesimo livello del terreno di giuoco, della larghezza minima di metri 1,50, denominata campo per destinazione"; eventuali scorrettezze commesse in quest’area, sono da punire non con sanzioni tecniche, ma disciplinari.

Al lettore appassionato di calcio, mediamente attento, non dovrebbe essere sfuggito qualche pezzo di Carlo Martinelli: è l’autore che cura la rubrica “Palle di Carta”, pubblicata sui siti web di Repubblica e di una ventina di quotidiani nazionali e locali, di città quali Trieste, Venezia, Padova, Mantova, Pavia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara.

“Campo per Destinazione”invece è proprio un libro di carta, con tanto di pagine da sfogliare, di quelli che alla fine esigono una collocazione propria su un ripiano, sempre pronti ad essere riletti, prestati, ahimè talvolta ricomprati e cha a differenza di ciò che arriva nella rete, prontamente disponibile, ma digerito insieme a miliardi di dati e parole, conserva un rapporto con chi l’ha scelto e letto.

Al pari del destino dei libri cartacei, più generoso rispetto a quello del materiale digitale (faccio una parziale eccezione per gli e-book, che non esistono fisicamente, ma hanno un loro perché), anche le 70 storie di “Campo per Destinazione” non parlano di personaggi da albo d’oro o statistiche da archivio e mai finite, ma di uomini; per l’esattezza uomini e una donna, e che donna: è Marilyn Monroe, che nel 1957, a New York, dà il calcio d’inizio della partita tra una selezione dei migliori giocatori dell’American Soccer League e l’Hapoel di Tel Aviv, nelle celebrazioni per il nono anniversario della fondazione dello stato d’Israele.

Reso il dovuto omaggio, torniamo agli uomini: tutte persone che hanno o hanno avuto qualcosa da dire e da dare al di fuori delle linee del terreno di gioco; solo per fare qualche nome, da Nicolò Carosio a Paul Breitner, da Fabrizio de André a Nereo Rocco e Gigi Meroni.

Accanto alle persone ci sono le società, per tutte il F.C. Sankt Pauli di Amburgo, polisportiva  dall’affascinante storia, la cui squadra di calcio partecipa al campionato di serie B, ma vanta più di dieci milioni di tifosi in Germania e centinaia di migliaia all’estero: benché l’ingresso nel suo stadio, il Millerntor, sia precluso a razzisti, fascisti, sessisti e omofobi, nelle partite casalinghe i 30.000 posti a sedere sono sempre tutti esauriti.

Questo e molto altro è calcio per destinazione.

“Sfioro i libri di Osvaldo Soriano e la domanda è una, ed una sola: cosa avrebbe ancora potuto raccontarci del calcio, alla sua maniera, se il destino non se lo fosse portato via ben prima della fine dei tempi regolamentari?”

“Chi si ricorda di Ebenezer Cobb Morley, Arthur Pember, Charles William Alcock, Francis Maule Campbell, John Forster Alcock, Herbert Thomas Steward, George Twizell Wawn e James Turner?

Pochi, v’è da scommettere. Eppure, il 26 ottobre del 1863, questi otto signori – massoni inglesi che facevano parte di una loggia che vedeva nella pratica dello sport un momento di formazione che metteva insieme etica individuale e spiritualità collettiva – si ritrovarono, a Londra, nel quartiere di Holborn, a Great’s Tavern insieme ai rappresentanti di 12 squadre di calcio.”