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Tango, Samba e Beat: pagine scelte

STORIA D’ITALIA AI TEMPI DEL PALLONE. DAL GRANDE TORINO A CRISTIANO RONALDO di Darwin Pastorin e Andrea Bozzo

Storia dItalia

Considerando ciò che Darwin Pastorin riesce a comporre con le sole 26 lettere dell’alfabeto, le stesse che ognuno di noi ha a disposizione, probabilmente leggerei con curiosità anche la sua lista della spesa, è per questo motivo che ho ordinato il libro prima ancora della sua uscita. Non me ne sono pentito.

Storia d’Italia ai tempi del pallone è fresco di stampa e per questo ci offre storia, ma anche cronaca, del nostro gioco e del nostro Paese dal 1949 al 2018, dall’ingresso dell’Italia nella NATO e la tragedia di Superga, ai ponti che crollano e le magliette bianconere di CR7.

La copertina può trarre in inganno: non è un libro scritto a quattro mani, il testo è di Pastorin e Andrea Bozzo è l’autore dei 25 gradevoli ritratti a colori da collezione che, incorniciati, potrebbero abbellire qualunque sala di una società sportiva di calcio; è un peccato che al libro non sia stato abbinato un pacchetto con le stampe, ma lancio l’idea all’editore.

Tendiamo a percepire gli avvenimenti del calcio in forma sterilizzata, slegati dai fatti che hanno segnato la nostra storia o che hanno caratterizzato il nostro costume: quando il Milan olandese di Sacchi dettava legge, veniva abbattuto il muro di Berlino e quando l’Inter vinceva la sua seconda Coppa dei Campioni, la Svizzera respingeva gli Italiani che non avevano una casa e un lavoro, o quando Gianni Rivera vinceva il Pallone d’Oro, la FIAT sospendeva 25.000 operai…

Sono tutti abbinamenti che danno ai fatti del calcio la giusta collocazione nel tempo e la giusta misura nello spazio.

L’obiettivo porta con sé il rischio di costruire dei semplici schemi di cronologia, ma il discorso che ne risulta è invece molto fluido e non è necessario essere dei patiti di calcio per apprezzarlo.

 

“Quel 4 maggio 1949, l’Italia faceva ancora i conti con il proprio passato,ma anche con quel vento nuovo chiamato Libertà. Una parola che negli anni bui del fascismo non si poteva nemmeno pensare, immaginare. La gente aveva ripreso una vita normale malgrado i lutti e le cicatrici: poteva fermarsi al bar, scegliere il quotidiano da leggere, acquistare i romanzi degli autori americani, scoprire Hemingway senza doversi guardare alle spalle.”

 

“Gianni Rivera non aveva il cipiglio scontroso di Omar Sivori; aveva solo la stessa maglia, la numero 10. Il Cabezòn era arruffato, spigoloso, irridente. Rivera era il suo opposto: capelli a spazzola, calzettoni sempre a posto, movenze eleganti, lievi. A differenza di Omar, che ritrovava sul campo la sua natura passionale, Gianni diventava rebelde fuori dal prato verde.”

 

 “Rombo di Tuono, come lo aveva soprannominato Gianni Brera, respinse la corte spietata della Juventus, col presidente Giampiero Boniperti che arrivò a offrire al Cagliari , e a lui, la luna e anche di più: otto giocatori, tanti miliardi e la possibilità di vincere ancora, in Italia e in Europa.”

 

 “Fascista nel ventennio, Lauro viene eletto sindaco di Napoli nell’estate del 1952. Alla guida del Partito Nazionale Monarchico, riceve un record di 300.000 preferenze. Primo populista del dopoguerra, Lauro intuisce che un Napoli vincente può favorire la sua ascesa politica.”

  

“Il Sessantotto non fu un anno: fu una stagione, un’utopia, un’esagerazione, una poesia, un urlo, un’immaginazione. Tutto si consumò, infine, sul rogo delle illusioni perdute. Molti in quel periodo divennero consapevoli, adulti, combatterono per un ideale. Ci furono errori, ingenuità, ma quei giovani, quei sognatori ribelli e fuggitivi, per molti versi avevano ragione.”