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LO SPOGLIATOIO parte seconda: ALCUNI TRISTI PRECEDENTI

SpogliatoioIl mondo dello sport giovanile non riesce dunque a sfuggire al fenomeno della violenza o dell’abuso sui minori e, come espresso anche dallo psicologo A. Meluzzi, i casi di pedofilia legati al mondo dello sport non sono così infrequenti “….poiché il motivo di tale legame è costituito dal fatto che lo sport è uno dei luoghi in cui il corpo si esprime e si esibisce con tutti i suoi linguaggi”[1].

Se pensiamo, ad esempio, che nel 2005, secondo la Polizia di Stato, sono stati 699 i minorenni vittime di abusi sessuali[2], negli anni successivi dal 2006 al 2011, secondo i dati forniti dall’ISTAT, il numero annuo registrato è di 460, 501, 474, 492, 582 e 489, che negli stessi anni, sempre secondo l’ISTAT, con riferimento alla sola pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, i casi registrati sono, rispettivamente, 333, 412, 537, 543, 380 e 322, considerato il numero complessivo di tesserati e partecipanti all’attività giovanile calcistica che, secondo le statistiche riportate, si attesta tra le 700.000 e le 800.000 unità[3], possiamo ragionevolmente ritenere che il fenomeno purtroppo non possa non coinvolgere anche il mondo del calcio giovanile.

Difficile, comunque, poter stabilire se il picco di denunce in aumento sia dipeso da una maggiore informazione o presa di coscienza piuttosto che dalla diminuita omertà da parte delle persone coinvolte. Altrettanto difficile risulta, in assenza di dati ufficiali da parte degli organi sportivi, poter scorporare dalla summenzionata statistica proprio quegli episodi di violenza circoscritti al mondo dello sport e del calcio in particolare. Citando alcuni esempi concreti, ricordiamo l’episodio di un allenatore di una squadra pulcini del nord ovest d'Italia arrestato e condannato per aver commesso “atti riconducibili alla pedofilia” dopo che i genitori del minore “coinvolto”, usciti dal dolore e dall'imbarazzo, essendosi confrontati con gli altri genitori e avendo riscontrato le effettive doglianze, ne denunciarono il comportamento alle autorità competenti o il caso di un allenatore di una squadra giovanile di una cittadina del nord est, autodenunciatosi alle autorità, per aver in diverse occasioni proposto materiale pornografico ai propri giovani allievi.[4]

Gli ultimi esempi in ordine cronologico, hanno registrato come “protagonisti” due allenatori, il primo di una scuola calcio di Roma arrestato con l'accusa di aver abusato di un giovane calciatore[5] mentre il secondo, come riportato in un servizio di cronaca di un telegiornale nazionale del 19 aprile 2006, veniva accusato di aver addirittura “piazzato” una telecamera nello spogliatoio dei propri allievi per poterli riprendere.

Ecco, ancora, l’articolo apparso su “Il Mattino” che, nel novembre 2011, riporta “Violenza sessuale sui baby calciatori: arrestato un allenatore pedofilo 77enne” o quello de “il Corriere del Mezzogiorno” che nel gennaio 2013 denuncia “di giorno allenatore, di notte pedofilo: arrestato 28enne che girava film porno” con l’accusa di produzione e detenzione di materiale pedopornografico, violenza sessuale e corruzione ai danni di una decina di minori di anni 14.

Casi forse strepitosi, forse la punta di un iceberg che per superficialità od opportunità si preferisce ignorare, ma che attestano, nell’insieme, un fenomeno senza vincoli territoriali. Altre realtà sono state interessate da “particolari attenzioni” come evidenziato nel caso di un sedicente operatore calcistico che, con la scusa di procacciare contatti in società professionistiche, aveva avvicinato giovani atleti con intenti ben diversi.[6]

Riconoscere il problema e il disagio giovanile al verificarsi di tali episodi non è facile specie per chi, a differenza delle società professionistiche diversamente strutturate, opera quotidianamente nelle società che gravitano attorno al mondo dilettantistico dove gli spazi, il tempo e le risorse sono spesso limitate e dove magari, sotto l'innocua motivazione di “dare una mano”, possono celarsi diverse e squallide “mire”: ma non si può e non si deve fare di “tutta l’erba un fascio”.



[1] Il Corriere Sportivo, anno 3 n. 31, 26 sett. 2005, “una malattia curabile”, pag. 4

[2] Fonte citata in Azzurro Child, anno XVI n. 41, 2007, pag. 2

[3] Secondo i dati pubblicati dal Centro Studi e Iniziative Speciali della Figc con la collaborazione dell'Agenzia di Ricerche e Legislazione (AREL) e PricewaterhouseCoopers su ReportCalcio 2012 (pag. 23), con il termine Attività Giovanile si intende l’insieme delle attività che vedono coinvolti tutti i tesserati dai 5 ai 19 anni che nella stagione 2010-11 è pari a 860.239, mentre i partecipanti all’attività di Settore Giovanile (pag.40) sono 670.589, in www.figc.it bilancio sociale

[4] Il Piccolo, pubblicato il 23.11.04 pag. 15, articolo di C. Ernè

[5] La Gazzetta dello Sport, Taccuino, 11 agosto 2005, pag. 11

[6] Il Nuovo Calcio, Luglio/Agosto 2001 n.109, pag.60