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LO SPOGLIATOIO parte prima: UN CALCIO ALLA VIOLENZA E ALL'ABUSO SUI MINORI

Spogliatoio

 

Ecco fortunatamente un argomento che non coinvolge direttamente il mondo della Scuola, perché gli insegnanti di educazione fisica non si cambiano nello spogliatoio con i ragazzi in occasione delle lezioni.

 

Il mondo dello sport giovanile, invece, anche seppur in modo contenuto, né è direttamente coinvolto e la trattazione e risoluzione del problema, nell’ambito di un’ottica di prevenzione, richiede molta delicatezza, riservatezza e soprattutto competenza specifica.

 

Gli articoli di cronaca puntualmente e inesorabilmente testimoniano la scottante attualità che gli organismi sportivi competenti sembrano spesso disinteressarsene, forse perché la tematica incute timore e forte disagio, o semplicemente perché “non fa classifica”. 

 

La sensazione, comunque, è che i casi dichiarati e accertati di violenza sui minori nel mondo dello sport, e persino nella vita quotidiana, siano inferiori agli abusi effettivi subìti e non denunciati, verosimilmente per il senso d’imbarazzo, vergogna o indignazione da parte tanto di chi ha subito la violenza quanto dei familiari o degli operatori stessi.

Come non ricordare il Corriere della Sera che, nel dicembre 2011, titolava “ Allenatore di football arrestato per violenza sessuale di gruppo” o alcune notizie pubblicate sul web nel settembre 2012 “Pedofilia: abusi su ragazzini, allenatore di basket in manette” e, ancora, nel novembre 2012 “Rugby & cronaca: allenatore condannato per pedofilia”. 

Neppure il mondo del calcio giovanile è rimasto purtroppo immune a questa piaga sociale. Tuttavia, senza destare falsi allarmismi, cerchiamo di fare chiarezza su alcuni episodi della quotidianità che potrebbero, per semplice ignoranza o persino malizia, creare degli equivoci. 

 

Proviamo a pensare all’ipotesi di un massaggio, dettato da motivi di affaticamento muscolare, nel contesto della gara e sotto gli occhi di tutti. Pensiamo, ancora, all’allenatore che, mentre si appresta a eseguire una sostituzione, dopo aver dato i suggerimenti tattici all'atleta in procinto di subentrare sul terreno di gioco, ne accompagna l'ingresso con una “pacca” d’incoraggiamento sul sedere. 

Situazione usuale e ben visibile sui terreni di gioco che non è idonea, di per sé, a creare dicerie o sospetti, né a integrare alcuna fattispecie di reato ma che, in un contesto diverso, quale ad esempio l'interno di uno spogliatoio, magari con l'intento di accelerare l'opera di svestizione e vestizione in occasione della doccia, potrebbe assumere connotati diversi e censurabili. 

E la presenza dell'allenatore all'interno dello spogliatoio con gli atleti, specie in occasione della doccia, è situazione assai frequente, sia per ragioni pratiche di spazio, che per l'obbligo di vigilanza sui minori. Eccezionalmente anche per la concomitanza di più squadre con tempi e spazi compressi, può capitare che siano persino i giocatori più grandi o gli adulti a cambiarsi con gli adolescenti. 

 

Quale comportamento, pertanto, l'allenatore potrebbe adottare nei confronti degli atleti minori di età senza incorrere nel rischio di attirare su di sé sospetti, dicerie o censure? 

Qual è la linea di demarcazione tra un comportamento consentito, come un’innocua e usuale dimostrazione di affetto o incoraggiamento verso il giocatore e un altro che, in una situazione appena diversa, può assurgere ad atto illecito? 

E cosa dire o fare, in particolare in chiave preventiva, nei confronti degli atleti giovani che sentono parlare per la prima volta di tali problematiche, pronunciando a volte impropriamente certe parole che, ripetute da altri, potrebbero gettare del fango sugli adulti incolpevoli e lederne l'immagine e la reputazione? 

 

Sicuramente, cautela e buon senso, oltre ad un’adeguata formazione e un’attenta osservazione dei fenomeni “sospetti”, concertate tra tutti gli addetti ai lavori, possono contribuire notevolmente a prevenire situazioni di pericolo per i minori con ricadute inevitabili sulla figura e il ruolo degli stessi allenatori.