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Parliamo di ...

SOCIETA' SPORTIVA E MOTIVAZIONE

A.C. Asola

A.C. Asola
Le cause che inducono le persone ad aggregarsi, a vivere e a condividere spontaneamente esperienze comuni vanno individuate, verosimilmente, nella ricerca del soddisfacimento dei propri bisogni. “Il bisogno di carezze, affetto, riconoscimento, legami e anche semplici riferimenti”, come sostenuto anche dallo psicologo americano Eric Berne, padre fondatore dell’analisi transazionale, “funge da molla ed è la motivazione principale, l’unico reale potente combustibile che ci spinge a fare le cose”.
La motivazione è insita in ciascun individuo, a volte a livello conscio, altre in modo inconscio: spesso la difficoltà consiste nel capire quale sia quella veramente importante per ciascuno di noi, soprattutto quando gli associati non possono avere altro tornaconto che la soddisfazione dei propri personali bisogni, essendo la loro prestazione resa spesso gratuitamente, come in una società dilettantistica o nel puro volontariato.

Finché un individuo è cosciente dei propri bisogni, si trova a contatto con le proprie motivazioni: in tal caso, deve cercare di farle emergere, allineando le motivazioni inconsce con quelle già conosciute, per agire su entrambe, qualora possano consentirgli di raggiungere ciò che cerca o, al contrario, eliminare o non assecondare quelle che non sono più in grado di dargli soddisfazione.

Nel volontariato o nel dilettantismo sportivo, non ci sono motivazioni buone o cattive, giuste o ingiuste e neppure immutabili, poiché possono trasformarsi nel corso di una vita o anche in un brevissimo periodo di vita. I volontari che si avvicinano a una società sportiva, spesso lo fanno con entusiasmo perché, grazie a quell’impegno assunto proprio in quel periodo della loro vita, riescono a trarre energie e motivazioni in grado di nutrire i loro bisogni. Quando poi i bisogni mutano di pari passo con la crescita individuale, oppure le amarezze e le problematiche superano di gran lunga le gratificazioni e i riconoscimenti ricercati, allora è possibile che decidano di abbandonare quanto iniziato.
Il bisogno di sentirsi utili e di fare del bene agli altri, di sentirsi ancora giovani e magari importanti, di essere parte di qualcosa, di evadere dalla quotidianità, di prevalere sull’antagonista, d’imitare la personalità o i successi altrui, sono solo alcuni dei motivi che spingono alcuni, già operanti a diverso titolo nel mondo dello sport o semplici neofiti, a creare per la prima volta o a entrare in un sodalizio sportivo.
Nell’ambito dello stesso gruppo, pertanto, vengono a coesistere persone con differenti motivazioni e personalità, seppure accomunate dal perseguimento del medesimo fine sociale, delineato dallo statuto associativo e dai dirigenti e consiglieri all’inizio della stagione sportiva. L’allenatore, quindi, per interagire efficacemente, non potrà non tenere conto di queste motivazioni, tanto nell’approccio iniziale quanto nella continuazione del rapporto con i membri del sodalizio sportivo e infatti, proprio in mezzo a tutte queste diversità, in un sottile e delicato gioco d’equilibri, competenze, collaborazioni e autonomie, nel rispetto dei reciproci ruoli, memore del rapporto quasi esclusivamente di puro volontariato fornito dai membri del sodalizio, l’allenatore dei dilettanti si trova “costretto” anche a gestire le risorse umane a disposizione, attività per la quale probabilmente non era preparato o non lo era abbastanza.

da "La valigia dell'allenatore - Viaggio di un allenatore consapevole" - terza edizione marzo 2014