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CORI ALLO STADIO, REATO ALLO STUDIO: i bambini ci guardano

ultras lazio auschwitzLo stadio, da sempre, è stato il luogo in cui gli sportivi e i tifosi, oltre a sostenere la propria squadra e magari beffeggiare quella avversaria, ha rappresentato una valvola di sfogo e uno specchio dell’insofferenza della nostra società.
Quando questa valvola di sfogo ha cessato di essere “terapeutica”, dando vita a degenerazioni di ogni sorta culminate in episodi di violenza dentro e fuori i templi dello sport, le arene dove gli atleti-gladiatori si scontravano per la gloria e l’onore dei propri colori e beniamini, gli organi dello Stato e di conseguenza la Magistratura, sono dovuti intervenire radicalmente con provvedimenti ad hoc.
I tentativi, a volte mal riusciti, di arginare i fenomeni violenti e i violenti stessi, hanno dato luogo a numerose pronunce.
Così, ad esempio, la Cassazione ha tenuto una linea dura contro i tifosi che inneggiano contro la polizia incitando alla violenza. Infatti, la Corte, senza mezzi termini, ha stabilito che gli stadi sono off-limits per gli ultras che "contestano" duramente le forze dell'ordine durante le partite. In casi del genere, sottolinea la Corte, dato il livello di "pericolosità sociale" della tifoseria, oltre al Daspo, il questore può obbligare il "tifoso" a presentarsi negli uffici della questura.
Con la sentenza 1462/2009, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha così confermato nei confronti di un tifoso il divieto di accedere per due anni negli stadi dove si svolgono le partite di calcio disputate dalla sua squadra del cuore, con l'obbligo di presentarsi presso gli uffici della Questura al ventesimo e al settantesimo minuto della partita.
Nella sentenza, la Suprema Corte aveva evidenziato che "le frasi oltraggiose proferite all'indirizzo delle forze di polizia e il riferimento da lui fatto all'ispettore Raciti - la cui prematura scomparsa a seguito di ben tristemente noti episodi desta ancora commozione e indignazione - si inseriscono in questo contesto di protesta violenta, e quindi si colorano anch'esse come "episodio di violenza".
Per questo, secondo la Cassazione, impedire l'ingresso allo stadio con l'obbligo di firma in questura non è affatto un provvedimento eccessivo visto che il divieto si applica non solo nei confronti "di chi abbia preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive", ma anche nei confronti di chi "nelle medesime circostanze abbia incitato o danneggiato o indotto alla violenza".
E se in generale le sentenze, oltre che commentate vanno comunque rispettate, il fenomeno, seppur in diverso modo, è in continuo aumento, perché i semplici sfottò di un tempo, a volte persino originali e goliardici, si sono trasformati in offese e insulti, specie a sfondo razzista verso questa o quella tifoseria a seconda della longitudine e latitudine della città di provenienza, spesso anche verso i giocatori, a seconda del colore della pelle. A volte, neppure i provvedimenti di chiusura delle curve ai propri tifosi, come misure sanzionatorie sportive adottate per sanzionare simili comportamenti, sono servite all’intento di calmierare la tifoseria, spesso recidiva, e di dare il buon esempio agli spettatori, specie quelli più giovani.
E infatti, l’ultimo scivolone in tal senso a essere riportato dalla cronaca *, si è verificato nel dicembre 2013 in occasione della partita Juventus-Udinese di Serie A quando, per una lodevole iniziativa, la curva torinese “sanzionata” con la chiusura ai propri tifosi rei di aver cantato cori razzisti in una precedente partita, era stata riempita da giovani tifosi in erba, circa 12.000 bambini.
Seppur in presenza di buoni propositi, al danno economico e di immagine di una società già penalizzata per il comportamento della propria tifoseria in curva, ecco aggiungersi persino la beffa, questa volta perpetrata da una parte di quegli stessi adolescenti che, in quella stessa curva, avrebbero dovuto rasserenare gli animi e fare da cornice allo spettacolo sportivo, macchiato nell’occasione dagli insulti inneggiati dagli stessi giovanissimi sostenitori contro l’estremo difensore dell’Udinese Brkic, e tali da comportare un’ulteriore multa al club bianconero di Torino**.
Quando si dice che gli adulti devono dare l’esempio ai giovani, si intende che il modello da offrire loro deve essere sempre sano: questo non è uno sterile modo di dire, un luogo comune o una moda da sfoggiare ai convegni o nei salotti “bene”, ma un preciso dovere verso il nostro futuro.

* Vedi, ad esempio, www.avvenire.it e www.ansa.it, del 3.12.2013

**Provvedimento sub CU n.82 LNP Serie A del 3.12.20

da “Nella Valigia dell'Allenatore-Viaggio di un allenatore consapevole” - III ed., marzo 2014