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Russia 2018 visto da Francesco Ratti

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Coppa

Pochi minuti fa, parlando con l’amico ed esperto di mercato Stefano Paolini, si conveniva che se ancora esistesse la gloriosa nazione 

Yugoslavia, probabilmente avremmo già delineato la vincitrice del Mondiale 2018. 

Mancherebbe un portiere, certo, ma questo giochetto geopolitico a fini calcistici originerebbe un’ipotetica selezione per palati fini. 

Di contro, questi giorni stiamo assistendo al declino della nazionale argentina, che per qualità individuali e collettive non ricordo così scadente dal 1970; il nostro Stefano, profondo conoscitore del calcio sudamericano, spiega che l’attuale difesa albiceleste fa rimpiangere giocatori del calibro del Tata Brown. Io ci aggiungerei anche Cuciuffo, per non parlare dell’estremo difensore. Su quest’ultimo aspetto si può muovere la vera critica al tecnico Sampaoli: premesso che l’Argentina non propone un buon portiere dall’addio di Abbondanzieri, la scelta di Willy Caballero è apparsa fuori luogo.

Tanta qualità dalla trequarti in avanti, poca velocità nella mediana, mediocrità difensiva e il solito Messi formato-nazionale: nonostante gli esperimenti, forse l’hombrecito non ha avuto il tempo materiale per amalgamare una squadra che applicasse i propri principi tattici. Di contro, la Croazia di Dalic si è limitata ad attendere in maniera ordinata i confusionari argentini, per poi ripartire con i suoi uomini di punta. Una squadra non all’altezza di quella che fu di Blazevic, ma che da qualche tempo pronostico come potenziale sorpresa insieme con Polonia e Belgio.

Avanza la Francia, senza incantare, mentre saluta il Russia 2018 il Perù di Gareca: squadra ordinata quella del Tigre, che tornava alla massima competizione per nazionali dopo 36 anni. La generazione d’oro (Cubillas, Chumpitaz, Sotil) anticipava l’ascesa politica di Alberto Fujimori, il quale portava il paese alla lacerazione sociale. 
Nell’instabilità politica attuale, il calcio torna ad essere un raggio di sole che illumina l’appassionato popolo andino, nonostante gli interpreti non siano più quelli di una volta.

Nei prossimi giorni, scopriremo se le favorite, Brasile in primis, sapranno risollevare la testa dopo il difficile inizio; come sempre, l’augurio è che sia lo spettacolo a vincere.