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Brasile 2014 visto da Francesco Ratti

ANALISI DI UNA SCONFITTA

Del Bosque 2
Del Bosque 2
Anche a volerlo, non è possibile fare altro. L’eliminazione della Roja è un fatto ecclatante tanto quanto l’abdicazione di Re Juan Carlos dal trono di Spagna. Pertanto, ne parlerò, cercando di non uniformarmi al coro di pseudo-esperti che popolano il Belpaese.

All’umiliante crollo contro gli olandesi di Van Gaal, immaginavo seguisse un pronto riscatto. Non è stato così. I soloni del calcio si sono affrettati a parlare di “fine di un ciclo”, io non ne sono così convinto. Troppo brutta questa Spagna per essere vera, troppo lenta per essere vincente, troppo distratta per dominare il mondo. In poche parole: fuori condizione. In più, ci si sono messe alcune scelte discutibili di Del Bosque, su tutte quella di schierare un Diego Costa ombra di se stesso. Inoltre, a fronteggiare le furie rosse c’erano gli indemoniati cileni di Jorge Sampaoli, che hanno messo in mostra il solito gioco frizzante e veloce, corredato da alcune individualità di spicco.

Il Cile è cresciuto molto negli ultimi anni; il merito è soprattutto dei bravi commissari tecnici che si sono susseguiti, Marcelo Bielsa su tutti, cui Sampaoli trae ispirazione. L’ex tecnico della U. de Chile offre un calcio propositivo contro ogni avversario, ama il pressing alto e valorizza il talento dei suoi interpreti. Non è ancora al livello delle grandi, ma nella sfida secca può dire la sua. “Para un chileno nada es imposible” dicono i minatori, e fanno bene a confidare nelle capacità dei rossi sudamericani, nell’attesa che il mago Valdivia ritrovi la piena condizione.

Tornando alla Spagna, il fatto che dietro i “senatori” sia in atto un ricambio generazionale, mi lascia ben sperare sul futuro degli iberici. Decisiva sarà la scelta dell’allenatore che succederà a Del Bosque: servirà una figura carismatica. Il talento non manca, come del resto l’impianto di gioco. Le avversarie sono cresciute, certo, ma la Spagna rimarrà per anni ai vertici della geografica calcistica mondiale. Dopotutto parliamo di una sconfitta, non di una Guerra Peninsulare.