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Brasile 2014 visto da Francesco Ratti

ASPETTANDO LA COSTA RICA (da Futbolario)


Costa Rica

Costa Rica
La Costa Rica è uno stato tanto piccolo, quanto affascinante, per le sue bellezze paesaggistiche e per lo stile di vita tranquillo dei suoi cittadini.

Anche se i gusti sono una questione puramente oggettiva, mai potresti pensare che il livello di gioco espresso dal movimento calcistico nazionale possa essere superiore alla deliziosa qualità del rum costaricano, quest’ultimo apprezzato in tutto il mondo per il sapore ricercato.

Eppure, gli italiani arriveranno a conoscere il famoso distillato centroamericano dopo diversi anni rispetto all’affermazione del fùtbol costaricense nello Stivale.

In una serata genovese di metà giugno, infatti, il Belpaese applaude la dinamica nazionale che sorprende le consolidate realtà europee.  Sono i mondiali di Italia ’90, quelli delle Notti Magiche, dei costi astronomici e delle opere mai concluse.

Le favorite sono le solite: la corazzata tedesca, gli argentini di Bilardo, il samba lento dei brasiliani, i tulipani olandesi e i padroni di casa, spinti dal pubblico e da un calendario apparentemente agevole.

I verdeoro di Lazaroni, allenatore che non si farà certo ricordare per la propria competenza, affrontano un girone che li vedrà dominare a punteggio pieno.

Sulla carta, il secondo posto dovrebbe premiare Svezia o Scozia, mentre gli esordienti costaricani sembrano destinati a recitare il ruolo dello sparring partner.

Sulla panchina degli americani siede il tecnico giramondo Bora Milutinovic, un serbo diventato grande in Messico e poi transitato sotto le pensiline di mezzo mondo, cercando imprese impossibili e talvolta riuscendoci.

In campo, invece, scendono giocatori ai più sconosciuti, provenienti dal campionato locale che non è raggiunto dai circuiti televisivi del mondo; si conoscono i loro nomi, ma non le caratteristiche tecniche, pertanto vengono un po’ snobbati. L’esordio in un mondiale dei Ticos è assolutamente incoraggiante: viene sconfitta per 1-0 una Scozia a tratti remissiva.

Se l’onorevole sconfitta contro Dunga e compagni è il giusto tributo alla massima competizione internazionale, le speranze di qualificazione dei costaricani alla fase successiva sono legate all’esito del match contro la Svezia.

La nazionale scandinava, sin qui deludente, annovera giocatori del calibro di Stromberg, Ravelli, Ingesson, Limpar e Schwarz: i favori del pronostico tendono dalla parte dei gialloblù.

In effetti gli svedesi partono forte, solidi a centrocampo e propositivi in fase offensiva.

Da una punizione respinta dal portiere Conejo, nasce il vantaggio degli europei, con l’attaccante Johnny Ekstrom, un passato nelle fila dell’Empoli, lesto ad avventarsi sul pallone prima di tutti gli altri.

Gli avversari, che nel corso della prima frazione di gioco rischiano di capitolare più volte, provano a recuperare lo svantaggio. L’ingresso in campo del rapidissimo esterno Hernàn Medford, che negli anni diventerà un’autentica istituzione per il calcio costaricano, fornisce nuova linfa vitale a una squadra che fino al 45’ sembrava derelitta.

Il pareggio di capitan Flores, con un preciso colpo di testa sugli sviluppi di un calcio di punizione, offre maggiori certezze alla squadra di Milutinovic, mentre pochi minuti dopo il mediano Ingesson fallisce una buona occasione per regalare ai connazionali il nuovo vantaggio.

La compagine scandinava lascia ampi spazi per i contropiede in maglia bianconera, non potrebbe essere altrimenti.

Le maglie difensive si allargano e tra queste, con le sue falcate, penetra il numero 7 in maglia bianconera, dirigendosi indisturbato verso la porta gialloblù. Mancano due minuti al termine della partita, Medford taglia il campo in diagonale e, fattosi incontro Ravelli, trafigge l’estremo difensore con un tiro beffardo sul palo più lontano.

E’ l’apoteosi: uno stato di quattro milioni di abitanti, alla sua prima partecipazione mondiale, festeggia il passaggio del turno.

Grazie a questa rete, Medford approderà in Europa e persino in Italia, nella Zemanlandia foggiana, pur senza lasciare una traccia indelebile del suo passaggio.

Tre giorni dopo i costaricani soccomberanno sotto le reti di Skuhravy, il quale spinge la Cecoslovacchia di Venglos ai quarti di finale.

Poco male, è stato un esordio internazionale convincente ed entusiasmante.

Successivamente arriveranno altre edizioni mondiali, giocatori del calibro di Walter Centeno e Ronald Gomez, un allenatore abile come Alexandre Guimaraes e l’esplosione di nuovi, interessanti talenti.

Ma è quel 20 giugno 1990, nella città Medaglia d’Oro alla Resistenza, che la Costa Rica dimostra di essere un paese avvezzo al gioco della sfera, oltreché pacifico rispettoso dell’ambiente. Hernàn Medford, con la sua fuga verso Ravelli, ne rappresenta l’emblema.