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Brasile 2014 visto da Francesco Ratti

BRASILE 2014 VISTO DA FRANCESCO RATTI

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E’ un grande piacere presentarvi questa nuova rubrica: il fatto stesso di poter scrivere queste righe mi ripaga del lavoro portato avanti negli ultimi anni, nel quale più di qualcuno comincia ora a credere.

Il calcio è cultura e l’apertura ne è la premessa necessaria.

Riassumendo così, penso di interpretare nella maniera corretta le motivazioni e il metodo che guidano Francesco Ratti nella sua attività ora di scrittore, ora di cronista nel mondo del calcio.
Il mio approccio al Ratti scrittore è stato del tutto casuale, incuriosito dal suo primo libro, dal titolo e dalla copertina; non so se sia corretto parlare semplicemente di leggere “Futbolario”: c’è una prima lettura, seguita però dalla frequente consultazione e perciò sono certo che la scelta del sottotitolo “Compendio di calcio e di vita” sia quanto mai azzeccata.
Non è semplice parlare di uno scrittore e di un libro di calcio, già pubblicato con la prefazione di Stefano Paolini, fine conoscitore del calcio brasiliano - e scusate se è poco - ma “Futbolario” è uno di quei testi che si prestano a vari livelli di lettura: è scritto con la testa, quando si tratta di divulgare il materiale raccolto in lingua originale, scelto ed elaborato; è scritto con il cuore, quando ci trasporta in quella filosofia tutta sudamericana, dentro la quale rotola un pallone; è scritto con la pancia, quando diventa denuncia degli aspetti negativi della storia di questo sport, negli intrecci con cronaca e società.
Il rammarico (1) che l’autore esprime per non aver potuto avere il piacere di donare una copia del suo primo lavoro ad un amico, mi convince ancor di più della fortuna di poter collaborare con Francesco all’ideazione di questa rubrica e di aver trovato la sede che con entusiasmo la ospita.
La realizzazione di quest’idea giustifica l’impegno profuso senza risparmio e premia l’A.C. Asola, che ha saputo creare e mettere a disposizione lo spazio per condividerla.
In questa rubrica Francesco Ratti ci accompagnerà verso e attraverso la principale competizione calcistica, raccontando, presentando e commentando i fatti, gli uomini, il gioco e l’evento.
E’ un mio auspicio la possibilità di leggere gli interventi dell’autore a lungo in questo sito, anche dopo la conclusione del torneo brasiliano.
Con soddisfazione formulo a Francesco Ratti un sentito ringraziamento per la disponibilità e per l’entusiasmo; e all’A.C. Asola con pari soddisfazione riconosco l’intelligenza di chi guarda molto avanti, dimostrando di aver scelto la via dell’apertura e della ricerca di collaborazioni di qualità.

(1)    Un commosso ricordo su Paolo Ponzo.

Caro Paolo,
oggi ho deciso di scriverti perché, da ieri sera, questo è l'unico modo per comunicare con te. Mi sarebbe piaciuto incontrarti nuovamente, sull'Alta Via dei Monti Liguri, per regalarti una copia del mio libro appena pubblicato. Te ne anticipai in qualche modo i contenuti, lo avresti apprezzato in ogni caso, da appassionato lettore quale eri. Avrei voluto fermarmi nella sala pranzo del tuo albergo, proprio come quando ci siamo incontrati, poco meno di due anni fa, per scambiare due chiacchiere sullo sport e sulla vita. Non sarà possibile, ci hai lasciato in una fredda e irreale domenica di marzo, nei luoghi che conoscevi in maniera mnemonica, trafitto da un malore.
Ancora stento a crederci. Poco più di quarant'anni, un fisico per nulla scalfito dalle fatiche di un professionismo speso a rincorrere il pallone, lungo la fascia destra. Ti eri dedicato al podismo e, appese le scarpette al chiodo, avevi deciso di impiegare il tuo tempo alla formazione dei campioni del domani. I sostenitori delle squadre in cui hai militato ricordano ancora, con simpatia, quell'andatura un po' ingobbita ma perpetua, a caccia di quella sfera da recapitare nei piedi più sapienti. Ma soprattutto rimpiangono la tua generosità, l'umiltà, la dedizione al lavoro e il rispetto verso tutti. Qualità che ti rendevano stimato e apprezzato, specialmente a Bardineto, e che ti hanno portato alla massima divisione, con la maglia del Modena, a trent'anni compiuti. Conoscevi i tuoi limiti tecnici, facevi leva sui mille pregi.
Oggi non si è parlato molto della tua scomparsa, almeno non a sufficienza, in fondo non eri il divo da copertina pronto a conquistare la velina di turno. Mancherai molto alla tua splendida famiglia, ma anche a tutti coloro che ti hanno frequentato di persona, me compreso. Certo, perché tu eri un uomo comune, che amava stare con la gente, passeggiare in montagna e ascoltare De André. Ieri sera, parafrasando il cantautore genovese, è caduto l'inverno sopra il mio viso.

Francesco Ratti