Francia 2016 visti da Francesco Ratti

FRANCE 2016: RIEN NE VA PLUS

Coppa e RonaldoFrancia 2016 non è stato un bel torneo, non entro in argomenti tecnici, un dirigente deve astenersi dal farlo, ma sono stato uno spettatore abbastanza presente, anche se spesso annoiato e assopito: ho visto una prima fase a gironi caratterizzata dai calcoli di chi, già qualificato voleva dosare le forze o di chi, non ancora qualificato, valutava la convenienza ad arrivare secondo, invece che primo, nel proprio girone, per andare ad occupare una casella più comoda nel tabellone in via di completamento.

Ho sperato nelle successive fasi ad eliminazione diretta, ma ho visto le grandi non meritare la fama che le circondava, non divertire e non vincere, alla fine ho visto una squadra ripescata come terza per il rotto della cuffia, giunta a Parigi dopo che nella fase di qualificazione aveva perso con l’Albania e vinto gli altri confronti sempre con una misera rete di scarto, guadagnarsi la disputa della finale contro i padroni di casa: non che il Portogallo abbia rubato qualcosa, sono state le altre squadre a lasciare il passo e anche nella finale ha vinto con il cuore, fermando i favoriti con una strenua difesa e attaccando con contropiedi che sanno di calcio d’altri tempi.

Non è stato l’annunciato europeo di Neuer, non di Rooney, non di Iniesta, né di Hazard e nemmeno di Pogba; sarebbe potuto essere di Conte, se solo avesse avuto qualche carta alta da giocare.

Certamente è stato il campionato di Gunnarson: il capitano dell’Islanda assieme al suo folto e appassionato pubblico, ci ha regalato un’immagine di un calcio pulito, lontano da quello calcolato e sparagnino delle prime donne, di un calcio che sa molto più di sport, che di procuratori e veline; la colonna sonora di questo Europeo non è stata quella ufficiale, scelta nella coreografia assemblata dalla U.E.F.A., ma proprio quel Geyser Sound che ci ha affascinati.

E’ stato anche il campionato di Fernando Santos, che dopo 10 anni di panchine greche è stato richiamato in patria, in soccorso di una nazionale che non era degna della tradizione del calcio portoghese e ha dimostrato di saper ottenere il meglio dal materiale disponibile.

Paradossalmente non è stato nemmeno l’Europeo di Ronaldo, o meglio, lo è diventato solo da quando, infortunato, ha lasciato in lacrime la gara, diventando il dodicesimo in campo che sprona i compagni, l’allenatore in seconda che dirige i giochi e il capo tifoseria che infiamma la tribuna e ha dato il meglio di sé, mostrando ciò che erroneamente nasconde nella costruzione della sua immagine pubblica: tutti ruoli insospettabili per un personaggio solitamente freddo, lezioso e altezzoso, che però mi hanno piacevolmente sorpreso e l’hanno legittimato a sollevare la coppa Delauney tra i parigini, a Parigi.

Per noi di www.asolacalcio.it è stato l’Europeo trascorso con Francesco Ratti: lui ci ha raccontato delle storie, lui ci ha presentato i personaggi, lui ha composto i suoi quadri di valutazione; ciascuno di noi può concordare o meno su quanto ci ha detto, ma esprimere un’opinione serve più a far pensare e rispondere chi la ascolta o la legge, che ad informare.

 

Da parte della redazione di questo sito web un’attestazione di stima a Francesco e un sentito ringraziamento a chi ci ha seguiti: siete stati veramente tanti.


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