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Defibrillazione

PERLE AI PORCI

porci…neque mittatis margaritas vestras ante porcos… dal Vangelo secondo Matteo (7,6): e non gettate le vostre perle ai porci.

La tradizione vuole che ce l’abbia riportato l’apostolo Matteo, circa duemila anni fa.

Comunque siano andate le cose, è un’antica, quanto condivisibile raccomandazione, che è ancora disattesa: è proprio quello che infatti è accaduto con quella vera perla del D.L. 158/2012 dell’ormai lontano 13 settembre 2012, conosciuto come Decreto Balduzzi.

Per intenderci, è il decreto legge che prevede l’obbligo per le società sportive dilettantistiche di dotarsi di defibrillatore e formare gli addetti abilitati all’utilizzo.

Da più di quattro anni l’obbligo è oggetto di deroghe e proroghe: l’ultima in ordine di tempo è di questi giorni e sposta la scadenza al 30 giugno del 2017, come dire un altro campionato regalato a un triste passato e a un degno presente di tre decessi per arresto cardiaco in ambito sportivo ogni settimana.

Ulteriori sei mesi porteranno circa ulteriori 80 casi da inserire nelle statistiche.

Se ci fossero e ci venissero spiegate, potremmo anche comprendere le ragioni di un atteggiamento passivo, se non ostile, a una norma intelligente, che darebbe dignità al nostro sistema sportivo dilettantistico.

Voglio precisare: potremmo solo comprenderne le ragioni, mai condividerle, ma, a scanso di equivoci, le ragioni non ci sono o, se ci sono, non ci vengono spiegate. 

Il Decreto Balduzzi ci porrebbe all’avanguardia tra i paesi europei in materia di emergenza sanitaria; nessun’altra legislazione europea possiede al momento delle regole specifiche in merito: 

Austria, Croazia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia e Ungheria non hanno introdotto alcuna legge.

L’Irlanda sta decidendo per il defibrillatore a bordo delle ambulanze.

In Spagna c’è solo un accordo tra Federazione Calcio e Associazione Calciatori.

In Russia è in discussione una proposta di legge.

In Francia il Ministero della Salute sta stilando una norma.

In Norvegia vige l’obbligo di formare i dipendenti, ma solo qualora sia in dotazione un defibrillatore.

In Svezia c’è solo la raccomandazione di installare gli apparecchi in prossimità degli impianti sportivi.

La Slovenia impone l’obbligo solo per piscine e terme.

Ecco che il Decreto Balduzzi è chiamato veramente a fare la parte della perla gettata ai porci: è ogni giorno da più di quattro anni un’opportunità ignorata e osteggiata, in spregio al valore della vita, quella dei nostri atleti, dei nostri istruttori, dei nostri dirigenti e dei nostri tifosi.

Sarebbe superfluo ripetere l’infondatezza dell’argomento oneri per l’acquisto del defibrillatore e per la formazione di operatori abilitati, si tratta di materia già ampiamente approfondita in questa rubrica; una proposta provocatoria però si può anche lanciare: invece di suddividere le squadre in serie e categorie, si potrebbero ammettere alle competizioni federali solo le società dotate dell’apparecchio e del  personale idoneo, riservando alle le altre solo competizioni minori.

 

Più realisticamente, sono dell’idea della necessità di modificare le distinte da redigere ad ogni gara, integrandole con il numero di matricola del defibrillatore e il nominativo dell’operatore designato per la gara: in assenza di tali elementi alla squadra che ospita la gara dovrebbero essere comminate delle penalizzazioni.