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Defibrillazione

DUE NOTIZIE

calendarioPrima notizia: siamo arrivati all’ennesima scadenza, salvo arrangiamenti all’italiana, dal 20 gennaio le società sportive dovrebbero essere dotate di defibrillatore, avere il personale abilitato a utilizzarlo e garantire con la protezione ogni attività di allenamenti e gare.

Già si paventa una proroga di ulteriori 6 mesi, se così fosse l’obbligo scatterebbe dal 1 luglio, giusto in tempo per privare l’intero campionato di quel segno di civiltà e responsabilità, che è un assoluto obbligo morale nei confronti dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, ma anche, aspetto non trascurabile, dei nostri istruttori e dirigenti e del poco pubblico ancora presente sulle tribune.  

La proroga, come quelle precedenti, andrebbe a premiare le società improvvisate e i loro amministratori allegri, ma penso che coloro che, come noi, si siano organizzati ben prima di adesso, senza fare calcoli sulle scadenze di legge e senza speculazioni di modifiche, non se ne rammaricheranno: sul biglietto da visita della nostra società c’è una nota qualificante, che indica quanto siano tenute in considerazione la tutela della salute dei nostri ragazzi e la sicurezza all’interno del nostro impianto, durante la nostra attività.

Interessandomi dell’argomento da qualche anno, ho potuto appurare che le resistenze da parte delle società a dotarsi del defibrillatore sono di ordine economico e giuridico.

Quanto alla spesa, che io ho sempre sperato assolutamente inutile, per il mancato utilizzo dell’oggetto, è indubbio che possa incidere significativamente sul bilancio di una società, ma è altrettanto facile inventarsi un modo per raggranellare la cifra sufficiente: in occasione di una riunione i dirigenti dell’A.C. Asola hanno dimostrato di avere la fantasia e lo spirito d’iniziativa per diverse proposte, tese a evitare che l’acquisto si trasformasse in un salasso, e non credo che fantasia e spirito d’iniziativa siano prerogative esclusive nostre.

Magari, senza essere costretti a confidare nell’inventiva dei collaboratori, si potrebbero stralciare dalle uscite le spese per acquistare lussuosi kit di equipaggiamenti, forniti da società alle quali si è affiliati o metodi di allenamento rivoluzionari, abbonamenti a giornalini infarciti di pubblicità, partecipazione a dimostrazioni da parte di tecnici ed ex tecnici/venditori e chi più ne ha, più ne metta.  

Le altre resistenze sono dettate dal timore di assumere delle responsabilità, sia personali, che della società: questi timori sono solo frutto di disinformazione, forse sarebbe sufficiente un breve incontro con qualsiasi operatore del 118 o della C.R.I., addetto alla formazione nei corsi, per informare tutti i collaboratori di una società; l’incontro è facile da organizzare e non implica alcuna spesa.  

In qualunque data arrivi l’obbligo, mi auguro comunque che a tutela delle regole ci sia un controllo rigoroso; vedrei bene un rigo specifico sulle distinte delle gare per l’indicazione dei dati dell’operatore abilitato, compresi gli estremi dell’abilitazione che, ricordo, va rinnovata ogni due anni.

Forse a tale scopo ci potrebbero venire in aiuto gli Arbitri, che senza difficoltà avrebbero così modo di identificare l’operatore al momento dell’appello e di verificare la presenza del dispositivo prima dell’inizio della gara: qualche punto di penalizzazione e qualche multa metterebbero il fuoco dove non batte il sole anche al dirigente meno avvezzo al rispetto delle leggi.

Seconda notizia: l’Alessandria, ancora in corsa con merito in Coppa Italia, dedicherà la semifinale con il Milan a Piermario Morosini.

Una riflessione dovrebbe portarci a chiederci se magari la dedica sarebbe potuta essere diversa se, come appurato dai periti del Tribunale di Pescara, gli operatori in campo non avessero omesso di utilizzare il defibrillatore: non ci sarebbe stato che l’imbarazzo della scelta, assieme a quello di Morosini sono disponibili tanti nomi di giocatori, quanti ne servirebbero per comporre una rosa di buon livello.