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Defibrillazione

ANNA E MARCO - Defibrillatori nelle scuole

Il cuore di Marco si è fermato di colpo dietro il banco, alle nove del mattino. Il caffè

Il caffè

Per sua sfortuna nella scuola non c’era il defibrillatore.
Per sua fortuna in classe c’era la professoressa di matematica, a cui qualche angelo del paradiso aveva insegnato a rianimare un corpo che si affloscia come un aquilone senza vento. L’ambulanza e l’ospedale hanno fatto il resto appena in tempo.

Alcuni mesi dopo, Marco è tornato nel reparto di cardiologia pediatrica per un controllo e vi ha trovato Anna, di quattro anni più giovane, intenta a replicarne il dramma a lieto fine. Il cuore che si arresta in classe alle nove del mattino, la testa che sbatte sul banco, il defibrillatore che non c’è e l’ambulanza del 118 che ancora una volta arriva un attimo prima che sia tardi.

Marco chiede di vedere Anna intubata, le fa coraggio, le dice cose bellissime che lei non può sentire, o forse sì. Certi cuori maldestri sono di una tenerezza impressionante. Marco torna a trovarla: se fossimo nella canzone del loro concittadino Lucio Dalla, li vedremmo allontanarsi dall’ospedale tenendosi per mano.

Non possiamo sceglierci il cuore, scrive il dottor Bronzetti, che ha curato e poi raccontato i due ragazzi sul Corriere di Bologna, ma possiamo scegliere di diventare come la prof di matematica, imparare a rianimare i cuori che smettono di battere. E batterci noi, affinché i defibrillatori vengano resi obbligatori almeno nelle scuole, risparmiandoci troppe tragedie e qualche colpo di fortuna.


da Il Caffè di Gramellini 1 marzo 2019