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Árpád Weisz

1931 BARI - ATTENDENDO IL GIRONE DI RITORNO

Da Il Littoriale 22 dicembre 1931.
Copia di Littoriale 1931 22 12

Copia di Littoriale 1931 22 12

ATTENDENDO IL GIRONE DI RITORNO

 

Weisz, allenatore della squadra barese è convinto ch’essa si salverà dalla retrocessione.

 

Roma, Hotel Boston 21.12.1931…   
 

Caspita! Che palato fino questi signori baresi, che vanno a cercarsi l’alloggio proprio nel regno degli elegantoni, nella zona dorata di Roma. E sono anche bravi e ingenui ragazzoni, che non sarebbe stato difficile, ad un giornalista con pochi scrupoli, far cantare, nonostante il punto fermo federale, che impone ai giuocatori il becco chiuso, eccitando così dei “chicchiricchi” che possono essere stonati.

Ma noi siamo generosi per natura, e abbiamo preferito attendere che, così smaniosi come sono di gettare alla vita il polline della loro giovinezza, i difensori della rozza maglia che fu di Costantino, sciamassero tutti intabarrati, per le gelide vie romane.

Ma non ci è sfuggito il signor Weisz, sapiente allenatore della squadretta dagli avvampanti colori.

 

PRECAUZIONI

- Appunto, sono io. Ma prima di risponderle lei mi deve assicurare che il divieto federale che ordina ai giuocatori di girare al largo quando vedono un lapis, un taccuino e…

- Una faccia tosta…

- Se lo dice lei!... Insomma non vorrei mettermi nei pasticci. Esiste il divieto anche per i trainers?

- Parola d’onore, no.

- Bene. E allora lei vorrà certo sapere che ne dico della partita di oggi. Sarò franco. Indipendentemente dal valore della squadra avversaria, così come s’era messo l’incontro, avremmo dovuto vincere assolutamente. Con un goal di vantaggio e quel po’ po’ di vento a favore perché chiudersi in difesa? Ho sofferto, oggi, sul campo. Non capisco proprio come questi miei ragazzi dimentichino sempre ciò che io predico loro in ogni occasione.

- Ossia?

- Ossia che per me si deve sempre aver per motto: assalire!... Non è questo anche uno dei pilastri della strategia militare; che la miglior difesa è l’assalto? Ma è inutile. La mia squadra non si troverebbe al posto dove si trova se non avesse troppo spesso perduta la testa, dimenticando quel piano tattico che io prima di ogni partita vado preordinando.

- Errori della gioventù, non è vero?

- Certo. Ma dispiace vedere la “Bari” fanalino di coda, mentre dovrebbe avere tante possibilità. Oggi, pertanto, non sono per nulla lieto, anche indipendentemente dalla mal fuggita vittoria. La partita è stata brutta, e i miei hanno giuocato meglio altre volte.

- Spera di salvarsi dalla retrocessione?

- Ma senza dubbio. Non mi pare la mia una squadra inferiore a tante altre. La lasci fare ancora per un po’ le ossa nella difficile giostra, e con il calendario favorevole nel girone di ritorno vedrà che le vele si gonfieranno.

 

LA LAZIO

- Ora come mai non mi chiede della “Lazio”?

- Faccia lei…

- Non vorrei scoprire quello che tanti tecnici hanno detto, ma oggi ho osservato molto attentamente gli azzurri. Tra di essi (scriva, scriva pure!) sono uomini maravigliosi quali pochi ve ne sono in Italia. Ma ahimè! La squadra nel suo vero significato non esiste affatto.

- Sarebbe a dire che…

- Che la “Lazio” in campo non ha nessun piano di battaglia. Manca assolutamente di una preordinazione tattica, ed uomini eccellenti si stemperano in una sterilità sconfortante. Con quelle ali! Parlando sotto metafora… Si dice così in italiano?...

- Tiri via! Lei parla benone per essere un trainer straniero.

- La “Lazio” mi fa l’effetto di un uomo fortissimo, che scenda sul tappeto a combattere con gli occhi bendati. L’avessi io per le mani uno squadrone simile! Non la porterei forse ai primi posti in classifica?

- Lasci andare… Non può sapere tante cose lei!... Dal di fuori non si vedono certe difficoltà che nel cantiere intralciano i lavori, indipendentemente dalla buona volontà di tutti.

- Sarà!... Ma Amilcare ha una squadra che non può assolutamente retrocedere. Qualche ritocco nel terzetto di prima linea e il vapore va al massimo regime.

- E la “Roma”, che ne dice della “Roma”?

- Che l’attendiamo ai primi di gennaio a piè fermo, e che solo dopo la partita se vorrà farsi una gitarella a Bari, potrò dirle qualcosa. Certo deve essere sempre forte…

 

MEAZZA!

- Già… Lei era a Milano… A proposito, rimpiange la sua “Ambrosiana”?

- Come giuocatori moltissimo. Pensi che parecchi li ho forniti io! Meazza tra poco…

- Meazza?

- Meazza… Ecco un ragazzo che non dimenticherò mai! Centri-attacchi come lui in Italia non mi sembra ve ne siano, e quando è in forma è imbattibile. Secondo me il centro-attacco deve avere, oltre il cervello, una dote precipua: la velocità. Meazza ha sprazzi da 11” netto.

- Non mi si rattristi adesso!

- No. Tanto più che di campione ne sto creando a Bari, un altro che farà molta e molta strada.

- Valente?

- Bisigato!... vedrà un secondo Meazza tra poco…

- Ora le farò la domanda di rito. Chi vincerà il campionato?

- Ormai non è difficile circoscrivere i nomi dei probabili: la classifica parla chiara.

- “Bologna” e “Juventus”, allora?

- Certo. Ma “Juventus” ha, nel girone di ritorno, più favorevole il calendario. Lo scudetto, secondo me, non sarà scucito dai maglioni a strisce bianche e nere.

- E chi retrocederà?

- Mah!... “Bari quest’altro anno passerà certo alle posizioni di centro. Come mi piace Roma!... Ecco una città nella quale verrei volentieri, se un giorno dovessi andar via da Bari.