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Árpád Weisz

IL PROFESSORE DEL CALCIO

La Domenica del Corriere  -  13 febbraio 1938Il professore del calcio rid

Il professore del calcio rid

Nel mondo dello sport 

IL PROFESSORE DEL CALCIO

Il professore del calcio è soltanto una prima definizione dell’allenatore. Il suo compito, infatti, non si riduce a insegnare il giuoco; egli deve anche, diciamo così, “confezionare” la squadra, dosando sagacemente nella formazione atleti fini e atleti impetuosi, tecnici e sfondatori; ecco quindi una seconda definizione: il farmacista del calcio. Ma, quando la squadra si batte, è ancora lui che deve indicare la tattica migliore, la zona avversaria su cui fare impeto, il momento di ripiegare in difesa del conquistato vantaggio: lo stratega del calcio. E se due giocatori non vanno d’accordo, è lui, sempre lui, che deve smussare gli attriti: lo psicologo del calcio. Fra i ragazzetti principianti, chi è che con sguardo clinico deve scoprire colui che ha la stoffa dell’asso e che domani potrà rendere gloria e quattrini alla società? Ancora lui: il rabdomante del calcio.

E la serie delle definizioni può continuare… (In Inghilterra l’allenatore – manager – cumula spesso alle funzioni sportive quelle di gestore della società normalmente ordinata ad “anonima”. Vi sono molto stimati quindi l’allenatore del Liverpool, il quale, con le vendite di giocatori da lui creati, ha fatto entrare nelle casse sociali oltre tre milioni di lire negli ultimi due anni, e quello del Millwall, una squadretta di terza Divisione, che giunse l’anno scorso fino alle semifinali della Coppa d’Inghilterra, guadagnando tanto denaro nelle partite con gli squadroni da poter, a fine stagione, distribuire un dividendo del 22,5 per cento ai propri stupefatti azionisti. E si pensi alla responsabilità di un Giorgio Allison, allenatore dell’Arsenal di Londra, società il cui patrimonio è stato recentemente valutato a circa 37 milioni di lire italiane!)

Si direbbe dunque che quando una società è riuscita a metter mano su una simile araba fenice, se la debba tenere ben stretta: tutt’altro, invece!

Tra le molte virtù richieste all’allenatore, i dirigenti delle società calcistiche ne hanno vista una sola, però la più preziosa ai loro occhi: quella di capro espiatorio, di parafulmine. E quando la squadra va male, le sconfitte si susseguono e i tifosi mormorano o addirittura inveiscono, i dirigenti hanno la diagnosi bell’e pronta: la colpa è dell’allenatore! E il poveretto vien buttato d’urgenza fuori della porta, così come i marinai buttano l’olio soprabordo per placare le onde infuriate… Nel solo scorcio di questa stagione, tre dei sedici allenatori di serie A – Magnozzi, Mattea e Feldmann – hanno da noi rifatto questa amara esperienza!

E sì che la reciproca fedeltà fra società e allenatore non può essere che feconda di bene. Gli stessi compiti affidati a quest’ultimo presuppongono una stabilità di residenza: e lo dimostrò il viennese Ermanno Felsner che, con una lunga permanenza nella Dotta, fece del sin allora sconosciuto Bologna “lo squadrone che tremare il mondo fa” (come cantano oggi i tifosi petroniani). L’impresa valse a Felsner l’appellativo di “mago” che in seguito egli ha saputo giustificare anche più… diabolicamente. Passato dal Bologna alla Fiorentina e poi alla Sampierdarenese, con quest’ultima squadra, poco quotata, andò – nel campionato 1934-35 – a vincere a Bologna e pareggiare a Firenze, rompendo le uova nel paniere e rovinando la classifica ai suoi due vecchi squadroni; dalla Sampierdarenese passò al Genova e poi al Milan, e con quest’ultimo è andato in questa stagione, a interrompere, con una sconfitta inflittagli a domicilio, una serie di otto partite fruttifere infilata dal Genova, e a eliminare, otto giorni dopo, la Sampierdarenese (oggi Liguria) dalla Coppa Italia. Quale miglior dimostrazione della sua… magia di questa straordinaria facoltà di vendicarsi delle società che lo hanno ripudiato? 

 

PIANO CON LA STRATEGIA!

Se Felsner è l’allenatore “mago”, l’ungherese Arpád Veisz, oggi al Bologna, è invece lo stratega per eccellenza, il “Napoleone del calcio”, in quanto spesso cambia la formazione e la tattica secondo l’avversario, il terreno e il tempo. (Ma non bisogna esagerare con la strategia. L’inglese William Walker, allora all’Aston Villa, squadra forte e gloriosissima, mise a rumore il mondo calcistico, nel 1933, con una sua nuova tattica, che faceva diventare in gara 4 gli attaccanti, 3 i mediani e 3 i terzini, invece di 5, 3 e 2 come si schierano normalmente, e 3, 4, 3 come sono nel metodo scozzese. I risultati, ahilui, non tardarono: nella stagione successiva l’Aston Villa precipitò nella Divisione inferiore!)

Veisz cura poi molto l’efficienza fisica e morale dei giocatori e la loro vita privata: è lui che ha messo in gran voga il sistema di mandarli, alla vigilia delle partite importanti, in una specie di reclusione in piccole stazioni climatiche, preferibilmente di media montagna. La trovata non è estranea alla constatata difficoltà di controllare i giocatori in un grande centro; e si ricorda il caso di un allenatore che si prendeva la briga – alla vigilia delle partite – di passare personalmente, la sera, dalle case dei giocatori scapoli, per chiuderli a chiave nelle loro camere. Quale non fu la sorpresa, però, una volta, nel dare di naso a mezzanotte, in un locale del centro, proprio in uno dei giocatori da lui sequestrati! L’evaso fu afferrato e costretto a confessare la verità: nella sua stanza esisteva una seconda uscita, da lui abilmente dissimulata con un grosso armadio…

 

UN PO' DI CIFRE

Al contrario degli arbitri, gli allenatori non disbrigano per pura gloria tante incombenze, ma ne ricavano dei guadagni. Quelli inglesi – per le loro speciali mansioni – fanno classe a sé: l’Ipswich Town, per esempio, paga il suo 1500 sterline all’anno: e qualcun altro ha addirittura delle interessenze sull’esito finanziario dell’annata. Ma neanche quelli italiani, oggi garantiti da un contratto-tipo, stanno male: i migliori, tra lo stipendio e i premi di vittoria, possono arrivare a toccare le 50 mila lire annue. I guadagni più originali se li era però assicurati l’ungherese Plattko, del Venus di Bucarest, il quale chiedeva denaro ai giocatori di riserva che volevano essere promossi alla prima squadra! 

Terminiamo con qualche dato: le 111 squadre delle tre Serie della Divisione Nazionale italiana si sono presentate ai campionati di questa stagione con 114 allenatori (avendone due ciascuno Milan, Novara e Venezia). Di essi 79 sono italiani e il resto stranieri (qualcuno però ormai naturalizzato).

Questa prevalenza del… prodotto nazionale è recente: sino a pochi anni fa era anzi di prammatica per un allenatore – e quasi… unica qualità richiesta – essere straniero. Mise termine al malvezzo la Federazione nel 1933, organizzando tra l’altro, a Roma, un corso per aspiranti allenatori italiani. A questa… Università del calcio vennero insegnate, da eminenti tecnici d’ogni nazionalità, le seguenti materie: tecnica calcistica, pratica di allenamento, atletica leggera, regolamenti ed organizzazione federale, impianto di campi sportivi, pedagogia, anatomia, fisiologia, diritto e nozioni generali di lingua francese e tedesca.

Dove si vede ancora una volta che al professore di calcio si richiede di sapere tutto!

 

Albog  -   Alfredo Bogardo (Drăgășani, 1908 – Milano, 1969) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Nato in Romania da genitori italiani, diventa uno dei primi giornalisti sportivi del Corriere della Sera. Nel dopoguerra passa a Il Giorno di Enrico Mattei dopo aver militato nell'Avanti! clandestino. 

Nel 1931 scrive il suo primo romanzo, Dalila innamorata. Negli anni '30 propone il galletto come simbolo del Bari Calcio, in polemica giornalistica con il collega Paolo Magrone che avrebbe preferito il pettirosso. È sepolto nel cimitero della frazione Bognassi nel comune di Varzi, paese natale della moglie.