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Tango, Samba e Beat: pagine scelte

DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ di Matteo Marani

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dallo scudetto ad auschwitz

dallo scudetto ad auschwitz
Bella cosa la cultura!

E’ alla portata di tutti, per lo più gratis o per poco: una malattia contagiosa, chi non l’ha, o crede di non averla, può facilmente contrarla, tra carta stampata e documenti disponibili nella rete è sempre più semplice accostarvisi. E’ sufficiente volerlo fare.

In fatto di cultura sportiva l’assimilazione dei principi etici è fondamentale, ma un po’ di sano nozionismo, inutile da solo, ci aiuta ad avere una visione obiettiva della storia di uno sport: cultura sportiva e storia di uno sport sono solo definizioni di comodo, in realtà cultura e storia non hanno confini o etichette.

Proviamo.

 Qual è stato il primo allenatore che ha vinto il campionato della serie A nella formula attuale?

Qual è stato l’allenatore più giovane che ha vinto uno scudetto?

Qual è stato il primo allenatore a vincere lo scudetto con due squadre diverse?

Qual è stato l’unico allenatore che in Italia ha perso la panchina non per dimissioni, non per esonero, ma per legge?

 

Quattro domande inconsuete: chi lo sa, risponderà di getto; chi non lo sa, non ha alcun problema a documentarsi; la risposta è unica.

Si tratta di Árpád Weisz, vincitore dello scudetto 1929-1930 con l’Inter all’età di 33 anni, ripetutosi nelle stagioni 1935-1936 e 1936-1937 con il Bologna, prima di essere espulso dall’Italia assieme a moglie e figli, dopo 14 anni da professionista come calciatore e come tecnico, ma anche come giornalista e scrittore; l’espulsione fu un “danno minore” causato delle leggi razziali del 1938, che resero istituzionale la persecuzione in Italia dei cittadini ebrei.

L’autore ci presenta un minuzioso lavoro di ricerca, con poche tracce iniziali da seguire e tanto silenzio, tanto oblio generati dalla censura dell’epoca.

Per completezza, consiglio vivamente la visione della puntata di “Buffa racconta”: la prima parte https://youtu.be/X4YBTYB6XA4 , la seconda parte https://youtu.be/_BTbWwj6TLY e la terza parte https://youtu.be/W7SwjvzvvBc ; si tratta di una lussuosa versione del libro, interpretata dal miglior giornalista italiano nel campo del racconto sportivo.

Matteo Marani, classe 1970, laureato in storia, docente di corsi del linguaggio all’Università di Bologna e alla IULM di Milano, per diversi anni direttore dello storico Guerin Sportivo, attuale vicedirettore di Sky Sport, vanta lunghe e importanti collaborazioni con RAI, Il Sole 24 Ore, Messaggero, Corriere dello Sport.

Tango, Samba o Beat? Nulla di tutto questo.

Dallo Scudetto ad Auschwitz è il lamento sofferente di un violino Klezmer: rispetto per quella musica.

 

“…mi è capitato di andare ad Alessandria… di visitare l’Archivio Centrale dello Stato a Roma… ho cercato strade diverse…dalle riviste dell’epoca a ogni lista di ebrei… le ambasciate di Olanda, Ungheria e Francia…”

 

“Ma com’è Arpad nella vita?

Veste elegante, ha modi garbati, letture importanti alle spalle che gli garantiscono un italiano ricco e forbito, che pure non è la sua madre lingua”

 

“…nel 1935 sette dei sedici allenatori della serie A risulteranno ungheresi, rispetto ai cinque italiani…”

 

“…Weisz ha compiuto una rivoluzione nel gioco statico dell’epoca…”

 

“…Weisz non è solo un pignolo perfezionista, è anche uomo dotato di speciale sensibilità e di un discreto fascino… ha cultura… sicuramente ha letto molto… da cosa si capisce lo spessore? Dallo stile con il quale scrive. Ricco, forbito, ironico, con ricorso ai classici.”

 

“L’uomo insomma ha materiale alle spalle, sostanza, come si confà a chi è nato sulle sponde del Danubio, fiume che porta a valle, assieme all’acqua, sedimenti culturali e razziali.”